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Caso Saman a Novellara, il Ris dovrà analizzare le tracce sui vestiti dello zio Danish

Affidato anche l’esame dell’osso trovato a Boretto. Attesa per le ulteriori dichiarazioni del principale indagato

NOVELLARA. Un nuovo tassello sta per aggiungersi al quadro di indagine sulla scomparsa di Saman Abbas. A offrirlo sarà il referto – in arrivo probabilmente tra un mese – degli esami sugli abiti trovati nella casa dello zio della ragazza, Danish Hasnain. Esami affidati ieri al Ris di Parma, che dovranno indagare anche sull’osso di un cranio trovato tempo addietro a Boretto e che, secondo la procura di Reggio, meritava un approfondimento per non lasciare nessuna traccia al caso.

L’analisi degli indumenti pone ulteriore attenzione su Hasnain, che si trova attualmente in carcere a Reggio dopo l’estradizione dalla Francia, dove era fuggito. L’uomo è considerato l’esecutore materiale del presunto omicidio della ragazza che si era ribellata al matrimonio forzato stabilito dai genitori, che l’avrebbero fatta uccidere. Durante il suo primo interrogatorio di garanzia Hasnain a Reggio ha negato ogni addebito sostenendo di essere stato incastrato dai famigliari.


La giovane pachistana è scomparsa il 30 aprile scorso all’età di 18 anni da Novellara, dopo l’ennesima lite con i parenti. Il pachistano 34enne, estradato dalla Francia il 20 gennaio scorso, è stato sottoposto il 24 gennaio scorso all’interrogatorio di garanzia davanti al gip di Reggio Emilia Luca Ramponi, rispondendo alle domande difeso dall’avvocato Lalla Gherpelli. La sua volontà di rispondere alle domande del giudice sembra anticipare altre dichiarazioni a sua discolpa per fare così chiarezza sulla scomparsa della ragazza e sul ruolo degli altri parenti.

La storia svelata finora da Hasnain è diversa da quella ricostruita nelle indagini e necessitano di conferme. Lo zio, di fatto, ha per ora negato ogni responsabilità e ha detto, anzi, di essere una sorta di capro espiatorio. «Si dichiara all’oscuro di cosa possa essere accaduto a Saman. Proprio in considerazione degli ottimi e affettuosi rapporti che aveva con la nipote ha ritenuto plausibile che si fosse allontanata volontariamente», aveva detto sinteticamente l’avvocatessa Gherpelli. La ragazza si era ribellata al matrimonio combinato quando ancora era minorenne e poi, una volta tornata a casa dopo un periodo in una struttura protetta, voleva prendere i suoi documenti e andarsene, per vivere la propria vita.

In concorso con lo zio sono indagati due cugini della ragazza, Ikram Ijaz, arrestato anche lui all’estero e portato in Italia, Nomanhulaq Nomanhulaq, tuttora latitante, e i due genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, anch’essi ricercati, in Pakistan.Il difensore di Hasnain aveva detto che, pur senza voler accusare nessuno, «ventila la possibilità» che il fratello minorenne di Saman abbia fatto le dichiarazioni a suo carico «spaventato e condizionato dal padre Shabbar» anche in considerazione di un potenziale vantaggio di natura economica che deriverebbe dalla sua condanna.


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