Rolo: proiettili, danni e minacce per evitare l’asta della villa

Condannato a due anni e quattro mesi per tentata turbata libertà degli incanti un 49enne proprietario della casa: la vittima è la donna che la voleva comprare

ROLO. «Se volete vivere serenamente non vi permettete a toccare la villetta di.. sennò passerete i guai vostri». Questa la frase minacciosa presente in una busta lasciata sul davanzale della finestra di casa dell’unica acquirente interessata, alla quale è stato tagliato uno pneumatico dell’auto. L’autore del gesto altri non era che l’ex proprietario della villa e l’obiettivo era impedire che la sua abitazione andasse all’asta. Ieri l’uomo, un calabrese di 49 anni di Rolo – finito alla sbarra insieme al figlio di 26 anni, che al contrario è stato assolto per insufficienza di prove – è stato condannato a due anni e quattro mesi: una pena maggiore di quanto ha chiesto l’accusa, che aveva proposto otto mesi per i reati di tentata turbata libertà degli incanti (in continuazione) e danneggiamento.

La vicenda si è svolta tra l’8 e il 9 marzo del 2016, in due distinti Comuni della Bassa. Proprio per l’8 era fissata un’asta giudiziaria che metteva in vendita, tra l’altro, la villetta della famiglia del 49enne, per «inadempimento delle obbligazioni derivanti dal mutuo ipotecario immobiliare». Il giorno precedente una donna 50enne, risultata l’unica offerente, ha ricevuto una telefonata anonima minatoria, effettuata da una cabina telefonica, che le prospettava guai se avesse proceduto all’acquisto. La mattina seguente, il giorno stesso della gara, la donna ha trovato sul davanzale della finestra della propria abitazione una busta, indirizzata a lei a al figlio, contenente due cartucce per arma da fuoco calibro 7.65 marca Sellier & Bellot e un manoscritto in caratteri stampatello che ribadiva il concetto intimidatorio. In concomitanza, per essere più “convincenti”, all’auto della donna è stata tagliata la gomma mentre la vettura era stata lasciata in sosta sulla pubblica via.


Le indagini dei carabinieri hanno ben presto risolto il caso: sul veicolo del padre era stato trovato un coltello a serramanico lungo 18 centimetri, dei quali 8 di lama, mentre sulla stessa macchina era saltato fuori un proiettile calibro 7.65 marca Sellier & Bellot, identico ai due contenuti nella busta. Altri elementi raccolti dai carabinieri hanno fatto ritenere che il padre avesse agito di concerto con il figlio. Ma il 49enne, ieri in aula, si è addossato l’intera responsabilità, di fatto scagionando il giovane. Durante delle dichiarazioni spontanee l’uomo ha confessato e ha raccontato che, in seguito alla perdita del lavoro e alla contestuale separazione dalla moglie, non è più riuscito a pagare le rate del mutuo e che la perdita dell’abitazione lo angosciava. «La villetta era tutto ciò che la mia famiglia aveva. Ho perso la testa e ho cercato ad ogni costo di rinviare la vendita all’asta», nella speranza di uscire dalla situazione di difficoltà e di procrastinare il disastro. Il 49enne doveva rispondere di una sfilza di reati: tentata libertà degli incanti, danneggiamento, porto di arma atta a offendere e detenzione abusiva di armi (il proiettile sull’auto), ma gli ultimi due capi d’imputazione sono caduti in prescrizione. Il pm onorario (che ha sostituito in udienza la titolare Isabella Chiesi) ha chiesto una condanna di otto mesi. Il giudice Matteo Gambarati è stato ben più severo: due anni e quattro mesi (pena non sospesa). Una durezza spiegabile con il fatto che la turbata libertà degli incanti prevede un pena da sei mesi a cinque anni e che nel caso specifico ha “pesato” la recidiva (il 49enne è gravato da decreti di condanna, seppur datati nel tempo). «Il comportamento processuale del mio assistito, reo confesso e collaborativo, meritava ben altro riconoscimento – dichiara il difensore, l’avvocato Claudio Bassi – Posso anticipare fin d’ora che ricorreremo con decisione in Appello». La 50enne vittima non si è costituita parte civile, ma si è aggiudicata la villetta.

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