«Hanno intestato a mia insaputa affitto, mutuo e varie buste-paga»

Sentita in aula la 31enne che nel rito abbreviato ha visto la sua accusa di truffa cadere per prescrizione



reggio emilia. Per diversi aspetti è risultata sconcertate la deposizione – ieri pomeriggio – della 31enne Mariantonietta Mallia nell’ennesima lunga udienza legata al processo Grimilde in odore di ’ndrangheta. Ha testimoniato assistita da un legale (chiamato, d’ufficio, l’avvocato Mattia Fontanesi), perché la 31enne ha avuto a che fare con quest’inchiesta dell’Antimafia e, giudicata con rito abbreviato, in primo grado a Bologna è stata emessa nei suoi confronti una sentenza di “non doversi procedere” per intervenuta prescrizione. Mallia era accusata di truffa, per un mutuo legato all’acquisto della villetta in via Breda Vignazzi 4/4 a Brescello (in cui aveva vissuto con la famiglia, poi i genitori si erano separati e lì risiedeva solo il padre), ma per gli inquirenti quei soldi erano destinati a Francesco Grande Aracri con il progetto di non versare in seguito le rate del mutuo (in seguito però non concesso dalla banca). Ebbene, rispondendo alle domande della pm Beatrice Ronchi, sono arrivate dalla testimone una serie di precisazioni non indifferenti. A chi ha indagato i mutui richiesti risulterebbero due e in banche differenti (il primo del 2010, il secondo del 2011), ma la 31enne ne ricorda solo uno: dice di aver assecondato il padre in quell’operazione e nell’istituto di credito si era ritrovata Francesco e Rosita Grande Aracri (padre e figlia), ma anche una persona mai vista che, invece, sarebbe stato fatto passare per il suo convivente nella villetta. In aula poi alla teste viene mostrato il contratto d’affitto sempre di quella villetta: è datato 2007 e a quel tempo lei era minorenne. Riconosce la firma, ma rimarca che non sapeva che il contratto di locazione fosse intestato a lei. Non riconosce invece la sua firma in un compromesso di vendita della villetta – risale al 2010 – e men che meno ricorda quell’atto. Poi smentisce di aver mai lavorato per la ditta Marmi Nusa srl (con sede a Reggio Emilia) e non si capacita come vi fossero delle buste-paga a suo nome proprio di quell’azienda. «Dopo il diploma – spiega Mallia – feci solo uno stage di un mese, senza retribuzione, nell’estate del 2009 ma a Brescello, in un capannone in cui lavoravo con Rosita Grande Aracri». Contesta anche un conto corrente bancario («Non vi ho mai operato, non avevo nemmeno il bancomat») che invece risulterà con delle movimentazioni, fattole aprire dal padre. «Da due anni – rimarca – non ho più rapporti con mio padre». La mattinata è stata, invece, interamente occupata da due deposizioni tecniche riguardanti le aziende nell’orbita della famiglia Grande Aracri di Brescello che sono al centro del processo. Prima ha testimoniato il commercialista Andrea Baratti (ha operato come perito del tribunale nelle misure di prevenzione riguardanti i beni dei Grande Aracri), mentre il secondo professionista (Alberto Peroni) ha svolto il ruolo di amministratore giudiziario nelle misure di prevenzione che hanno colpito Francesco Grande Aracri negli anni 2013-2015-2016. E da entrambe le deposizioni sono uscite una serie di anomalie o incongruenze nelle modalità in cui venivano gestite quelle società: pagamenti delle quote societarie in contanti, un caso di pagamento della quota societaria da parte di una persona che poi non diventerà socio, gestione non corretta della contabilità, scritture contabili non veritiere, Francesco Grande Aracri che viene descritto come il vero “motore” della ditta Eurogrande costruzioni srl (con sede a Brescello in via Breda Vignazzi 6) in quanto la fonda (poi cederà le quote ai figli), procaccia le commesse, compie lavori come artigiano in partita Iva e viene regolarmente pagato dall’azienda nonostante la società vanti un credito di 120mila euro nei confronti di Grande Aracri stesso. Su quanto emerso si sono abbattute le contestazioni dell’avvocato difensore Carmine Curatolo videocollegato con l’udienza.


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