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Reggio Emilia, riesplode l’allarme baby gang: «Sono episodi sempre più frequenti»

L’assessore De Franco si schiera con i tifosi aggrediti: «Lo sport in questo caso non c’entra, ma è disagio giovanile» 

REGGIO EMILIA. «Definirla una rissa da stadio significa essere fuori strada. In questa vicenda il calcio c’entra ben poco. È diritto di tutti uscire dallo stadio in tranquillità». Lanfranco De Franco, assessore alla Casa e alla Partecipazione, è intervenuto sulla rissa avvenuta sabato scorso, quando una baby gang, a cavallo tra l’adolescenza e la maggiore età, ha presa di mira gruppetti di tifosi della Reggiana che si stavano recando al parcheggio per riprendere l’auto dopo la vittoria contro la Pistoiese.

Prima cori provocatori («Forza Parma», «reggiani di ...») e altri epiteti, è stato il primo approccio, seguito – alla reazione dei tifosi granata – da una vera e propria aggressione fisica a suon di calci.


Quando sul posto è arrivata in forze la polizia di Stato ha avuto il suo da fare per dividere i contendenti, ma sono riusciti ad evitare il peggio: uno dei minorenni aveva infatti un coltello che è stato trovato per terra e sequestrato.

Sulla vicenda indaga la Digos della questura, che ha preannunciato Daspo imminenti sia per i baby aggressori sia per i tifosi aggrediti.

De Franco è il primo amministratore a intervenire sull’accaduto e premette che il suo interessamento è innanzitutto quello di un tifoso della Reggiana, che ha avuto per anni l’abbonamento alla squadra del cuore nel settore distinti. «La vicenda della rissa fuori dallo stadio di sabato scorso non è riconducibile alle “solite” risse a cui abbiamo purtroppo spesso si assiste quando si parla di calcio. Si tratta piuttosto dell’ennesimo episodio a cui siamo purtroppo costretti ad assistere nella nostra città, con intensità maggiore dopo il lockdown, che coinvolge gruppi di ragazzini. L’estate scorsa durante le serate di movida in centro storico abbiamo registrato fatti simili e ugualmente in vari quartieri della città assistiamo a forme di vandalismo o microcriminalità. L’amministrazione comunale e le forze dell’ordine sono già in campo per risolvere questo fenomeno (molto complesso perché figlio di numerosi fattori sociali, educativi, contingenti) con un mix di interventi. Ciò non toglie – prosegue De Franco – che sia sacrosanto diritto di ogni persona andare serenamente allo stadio, a fare un giro in centro, al centro sociale del quartiere, da solo o in compagnia e continueremo a lavorare per questo. Soprattutto se parliamo di luoghi (come il settore distinti dello stadio) da sempre popolato da tante famiglie tranquille che vogliono solo godere di un pomeriggio di sport». Sui ventilati Daspo, che rischiano di colpire entrambi gli schieramenti risultando una vana “punizione” per la baby gang, De Franco si schiera con i tifosi. «Non sta a me giudicare i profili penali. Non ho competenza in materia di sicurezza, ci penseranno gli inquirenti. Certo che se il Daspo è uno strumento pensato per eventi sportivi qui si tratta d’altro. Conosco varie persone che c’erano e che sono diventate, loro malgrado, un bersaglio mentre tornavano a casa. Qui si tratta di disagio giovanile, in costante aumento, a prescindere da quella che può essere una partita di calcio».

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