Il Parmigiano alla prova dei soci per dare un taglio ai formaggi similari

Sul tema il Codacons presenta un esposto ai carabinieri Al via riunioni e assemblee dopo “l’assoluzione” di Bertinelli

REGGIO EMILIA. Non c’è ancora la parola fine sul caso dei formaggi similari prodotti tra i soci del Consorzio del Parmigiano Reggiano. Una produzione vietata per statuto ai consiglieri dell’ente di tutela, ma che troverà a breve un argine per tutti i consorziati, secondo quanto indicato dal consiglio di amministrazione che ha per ora assolto il presidente Nicola Bertinelli per il suo “Il Senza”, formaggio con caglio vegetale con una stagionatura che poteva farlo confondere con il re dei formaggi.

Per correre ai ripari e cercare di mettere pace dentro l’ente, il Consorzio già nel mese di febbraio attiverà riunioni, incontri e assemblee di zona per discutere con tutti i soci del caso Bertinelli e più in generale dell’introduzione del divieto per tutti i soci di produrre similari stagionati. I consiglieri del Cda hanno già deciso di sottoporsi da subito al rispetto di questo principio. Anche perché sotto la cenere restano molte scintille. A rialzare l’attenzione in queste ore è il Codacons, che ha presentato un esposto al comando dei carabinieri per la tutela agroalimentare in seguito al servizio della trasmissione Report dedicato al settore alimentare e del Made in Italy. Proprio quel servizio in cui è finito in mezzo Bertinelli con il suo “Il Senza”, che ora non potrà più produrre come del resto tutti i consorziati non potranno più stagionare similare con invecchiamento oltre i 6 mesi. «A seguito di quell’indagine Report sembrerebbe aver deciso di compiere un nuovo viaggio nel mondo dei similari, dalle vacche rosse di Reggio Emilia fino in Repubblica Ceca, a caccia di prodotti che spesso vengono confusi con l’originale - scrive il Codacons - In questo nuovo reportage le telecamere di Report sono entrate nei caseifici che producono sia Dop che non Dop, raccontando come avvengono i controlli per scongiurare che il latte estero e il latte Dop italiano non si confondano».


Lo stesso consorzio nei giorni scorso aveva dovuto emettere una nota per specificare il percorso verso la pacificazione dopo le polemiche, che sono anche e soprattutto di carattere interno, con diversità di punti di vista tra le cooperative e i grandi produttori privati di Parmigiano. «Nelle ultime settimane si è dibattuto sulla necessità di un’interpretazione chiara dello Statuto del Consorzio del Parmigiano Reggiano, in particolare degli articoli 27 e 37 che riguardano la produzione di formaggi appartenenti alla stessa tipologia merceologica del Parmigiano Reggiano e con questo comparabili e concorrenti da parte degli amministratori del Consorzio - scrive l’ente - Tali articoli, frutto di una visione lungimirante e unica nel panorama dei consorzi di tutela, sono nati a inizio anni 2000 con l’obiettivo di salvaguardare la produzione del Parmigiano Reggiano, impedendo l’ingresso nell’organo di governo del Consorzio di soggetti in palese conflitto di interessi con la Dop. Dopo 20 anni, la situazione di mercato e di produzione nei caseifici è cambiata radicalmente, pertanto il Cda ha deciso di intervenire per definire un’interpretazione delle norme chiara capace di specificarne in modo rigoroso il perimetro di applicazione. Ai sensi degli art. 27 e 37 dello Statuto, il Consiglio ritiene di considerare i formaggi con stagionatura superiore a 6 mesi comparabili e quindi concorrenti al Parmigiano Reggiano. E pertanto è fatto divieto produrre altri formaggi che superino la stagionatura di 6 mesi, pena la decadenza da consigliere. Cogliendo la sensibilità della base, il Consiglio definirà interventi nello statuto e/o disciplinare per applicare quanto prima tale principio a tutti i produttori».

E.L.T.

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