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Covid: aumentati del 120% i contagi tra i piccoli «Vacciniamoli per il loro benessere»

Il professor Alessandro Volta

Il pediatra Volta rassicura i genitori: «Tra i contagiati forme lievi o asintomatiche, ma dobbiamo tutelare la loro socialità»



REGGIO EMILIA. «I contagi tra i bambini sotto i dieci anni sono aumentati del 120% in una settimana, ma i bambini rappresentano ancora solo il 15% di tutti i contagi della provincia». È il dottor Alessandro Volta, direttore del Programma materno infantile dell’Ausl di Reggio Emilia, a fare il punto della situazione dopo che, a causa del Covid, più di tremila studenti, compresi anche i piccolissimi che frequentano i nidi e le scuole dell’infanzia, si sono ritrovati in quarantena. «Sui tredicimila contagiati dell’ultimo periodo – spiega – i bambini sono poco più di duemila, quindi non si tratta di untori né di un serbatoio per il virus, come spesso è stato detto. Nelle famiglie è difficile stabilire da chi parta il contagio, se dal bambino o dall’adulto, perché la diffusione del virus riguarda tutte le fasce d’età. Solo gli anziani in questa fase sono meno colpiti, perché coperti da tre dosi di vaccino e perché non fanno una vita sociale».


E se parliamo di malati? Ci sono bambini gravi o ricoverati?

«Con la variante Omicron sono aumentati i contagi ma tra i vaccinati ci sono meno malati e meno possibilità di sviluppare forme gravi di malattia. Anche tra i bambini non vaccinati, però, si riscontrano al massimo febbre, mal di testa, un po’ di tosse. Al momento abbiamo sei bimbi ricoverati in ospedale, ma si tratta di bimbi molto piccoli che hanno fondamentalmente bisogno di essere reidratati, e i ricoveri sono molto brevi. Dall’inizio della pandemia nella nostra provincia non abbiamo mai avuto bambini morti a causa del Covid o ricoverati con forme gravi».

L’aspetto sanitario non è però l’unico a doverci preoccupare.

«Non dobbiamo mai dimenticarci l’importanza del benessere e della salute mentale, anche nei bambini. Un bambino del nido o della scuola dell’infanzia in quarantena sta a casa almeno dieci giorni: significa che per dieci giorni non vedrà i suoi coetanei, non giocherà all’aperto, probabilmente starà con genitori nervosi perché lavorare da casa con un bimbo piccolo è davvero difficile. Lo stesso malessere lo può vivere un bambino più grande, che smette di andare a scuola, non può praticare il suo sport... per questo motivo è importantissimo vaccinare i bambini. E i genitori che vogliano proteggere i propri figli devono farlo adesso. Con Omicron, da qui alla primavera chi non si sarà vaccinato si sarà sicuramente ammalato».

Come sta andando la campagna vaccinale di bambini e ragazzi nella nostra provincia?

«Al momento abbiamo il 25% dei bambini tra i 5 e gli 11 anni vaccinati con una dose (diecimila circa, in numero assoluto), più di mille con due dosi: dal prossimo mese somministreremo dunque parecchie migliaia di seconde dosi. E siamo a un 35% tra vaccinati e prenotati. Stiamo andando bene, anche se l’obiettivo per questa fascia d’età è arrivare al 50% di copertura. Le prenotazioni avevano registrato un rallentamento sotto le feste, poi sono riprese, speriamo di continuare così. Il vaccino è lo strumento più efficace che abbiamo per dare ai nostri bambini e ragazzi una vita semi-normale, fatta di relazioni, sport, scuola... e dopo due anni così se lo meritano. Un bambino vaccinato è più corazzato, può contagiarsi lo stesso ma senza sviluppare la malattia o sviluppandola in forma lievissima, potendo dunque tornare prima alla sua socialità».

Resta il problema degli adulti non vaccinati, che spesso sono anche genitori.

«La vaccinazione non impedisce di contagiarsi né di contagiare, ma un vaccinato è meno contagioso e pericoloso per gli altri, soprattutto per i soggetti fragili e i bambini non vaccinati o quelli che, per età, non sono vaccinabili. Nei genitori il vaccino è una forma di protezione per i propri figli».

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