Brucia l’esterno di una palazzina a Gavassa Nove le persone sfollate, due sono bambini

Il rogo è partito dai depositi di rottami e dalle masserizie nel cortile per poi intaccare le mura dell’edificio in via Lenin 69 Sul posto sono intervenute sei squadre dei vigili del fuoco, al lavoro per ore. Fra gli evacuati anche una neonata di due mesi



reggio emilia. L’incendio che parte all’alba di un sabato mattina soleggiato e ghiacciato, quando sono ancora tutti rintanati in casa o sotto le coperte per il freddo. Le fiamme che si propagano rapidamente fra rottami, assi di legno, arbusti e masserizie. Il fuoco che raggiunge in breve tempo le mura della palazzina abitata da una famiglia di nove persone, fra cui una neonata di appena due mesi. Quindi la fuga precipitosa, appena in tempo per non morire tutti intossicati.


Poteva finire in una strage il rogo che, ieri mattina, ha colpito un edificio di via Lenin, la strada provinciale che collega Reggio Emilia con Correggio. È qui al civico 69, a pochi metri dal confine con la frazione correggese di Budrio, che da una trentina di anni vive una famiglia di origini marocchine: quella del padrone di casa Abdellah Tabati, la moglie, i figli, le nuore e i nipoti. Nove persone che abitano in un edificio di vecchia costruzione, affacciato sulla provinciale e circondato da una gigantesca quantità di scarti, attrezzi, capanni di lamiera, assi in legno, parti di motori e materiale di vario genere.

«Sono cose di mio padre – ci racconta Tarik, 34 anni, uno dei figli di Tabati – che ha messo lì negli anni. Gli piace aggiustare biciclette, motori, lavorare con le parti di ricambio». Anche se capire da dove sia partito l’incendio è «praticamente impossibile» a detta dei vigili del fuoco. Considerata l’enorme quantità di materiale depositato nel cortile, è probabile che le fiamme siano partite proprio da uno dei capanni di Tabati, forse per un corto circuito.

«È stata mia madre a svegliarmi e buttarmi giù dal letto», prosegue il 34enne. Sono le 8 del mattino. Immediatamente tutti e nove i residenti escono dallo stabile e parte l’allarme alla caserma di via della Canalina, che manda in via Lenin sei squadre compresi i volontari da Luzzara.

L’intervento è lungo e complesso e vista l’adiacenza con la strada i pompieri hanno necessità di occuparla tutta per poter operare in sicurezza. Intervengono in supporto anche le pattuglie delle Volanti, che chiudono la provinciale per ore, seguite dagli uomini della polizia locale e dalle ambulanze allertate dal 118 anche se, fortunatamente, nessuno dei residenti è ferito né intossicato. Sorte peggiore tocca invece agli oggetti accumulati da Tabati e alla proprietà della sua famiglia.

Le fiamme hanno mangiato e annerito praticamente tutto e i vigili del fuoco devono aggirarsi fino al primo pomeriggio tra quegli scarti per assicurarsi che non siano rimaste zone calde pronte a far ripartire l’incendio. I capanni di lamiera sono crollati, nel fosso a bordo strada riposano resti di biciclette e parti meccaniche e una delle quattro mura della palazzina, un tempo completamente bianca, ora è color cenere e senza più finestre.

Alla fine i pompieri e i tecnici del Comune, intervenuti a controllare la situazione, non possono far altro che dichiarare lo stabile inagibile: la famiglia di Tabati dovrà trovare un’altra sistemazione temporanea.

«Per adesso stiamo ancora cercando di capire dove andare – conclude Tarik – soprattutto considerando che ci sono due bambini piccoli, uno di sette anni e una di due mesi, figli di mio fratello. Il Comune ci ha suggerito di rivolgerci alla Caritas».

L’intervento delle forze dell’ordine, invece, si è concluso dopo circa otto ore e solo nel pomeriggio sulla provinciale, dov’era stato istituito il senso unico alternato, si è tornato a viaggiare normalmente.

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