Vaki: «La mia famiglia salva per miracolo»

Il gigante del Valorugby ha sentito i parenti: «Sono scappati appena prima che la casa fosse distrutta dallo tsunami» 



REGGIO EMILIA. Viliami Vaki si rincuora. I suoi parenti stretti sono nella principale isola del regno di Tonga colpito sabato scorso da una mostruosa eruzione vulcanica. Mercoledì aveva da poco espresso in un'intervista televisiva la grande preoccupazione per la loro sorte, quando è riuscito a sapere che sono tutti sani e salvi.


«Laggiù – riferisce sollevato l’ex campione del Valorugby di cui oggi è vice allenatore – ho i genitori, tre sorelle e i loro figli. Da quattro giorni ero in pena perché non avevo notizie, essendo le comunicazioni interrotte. Poi finalmente un'altra mia sorella che vive a Sydney, in Australia, mi ha telefonato dicendo che era riuscita a parlare con una sorella. Erano scappati dieci minuti prima che la loro casa fosse distrutta dallo tsunami provocato dall'esplosione del vulcano sottomarino. La devastazione è totale, ma per fortuna non hanno perso la vita».

Viliami Vaki è un gigante di due metri. Ha 45 anni. Viene da quel piccolo arcipelago del Pacifico meridionale composto da 169 isole e popolato da poco più di centomila abitanti, rinomato non solo per l'attrattività turistica, ma anche per lo straordinario valore dei suoi giocatori di rugby. Egli stesso ha fatto parte della Selezione delle isole del Pacifico che nel 2008 ha battuto la squadra italiana. «Sono venuto in Italia – ricorda – nel 2001. Per tre anni e mezzo ho giocato con il Rugby Parma. Poi sono stato in Francia per sei anni e dal 2011 milito nel Valorugby. Vi ho giocato fino al 2016 e ora faccio parte del suo staff tecnico. Sono sposato con una ragazza reggiana. Abbiamo due figli, Leonardo e Nicola, di dieci e di quattro anni. Abitavamo in città. Poi ci siamo trasferiti ad Albinea».

Viliami Vaki è naturalizzato e pienamente inserito in Italia, allenando una squadra, quella reggiana, che fa parte delle Top 10 del massimo campionato italiano. Tuttavia non gli può non pesare l'enorme distanza dal suo paese d'origine. «Dal 2008 – dice – non vi metto piede. I miei cari li ho rivisti quando sono venuti qui a conoscere i miei figli. Dopo lo scoppio della pandemia è diventato ancora più difficile spostarsi. Ora so che stanno bene e spero di riuscire a parlare con loro non appena le comunicazioni saranno ripristinate. Purtroppo la catastrofe è spaventosa. La cenere e i lapilli hanno sommerso ogni cosa. Le coltivazioni sono distrutte. L'acqua potabile è inquinata. Solo da poco tempo l'aeroporto è stato sgomberato e un aereo è riuscito ad atterrare».

Gli scienziati stimano che questa eruzione vulcanica sia la più forte dopo quella del Krakatoa avvenuta nel 1883. Avrebbe sviluppato una potenza pari a dieci megatoni, cinquecento volte superiore a quella della bomba atomica di Hiroshima.

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