Il caso dei malati invisibili che non possono ricevere la terza dose e si giocano il green pass

Hanno preso il Covid ma non sono state tracciate dall’Ausl  È successo a due lettrici che ci raccontano il paradosso  

REGGIO EMILIA. Hanno avuto il Covid, ma non sono stati tracciati dall’Ausl. Sono i malati invisibili, cittadini finiti nel cono d’ombra della burocrazia e che ora si trovano imprigionati in un paradosso: non possono sottoporsi alla terza dose di vaccino anti-Covid perché sono appena guariti dalla malattia, ma dal 1° febbraio non otterranno il rinnovo del green pass.

Dal prossimo mese, infatti, la durata del certificato verde passerà da nove a sei mesi e dunque chi si è sottoposto alla vaccinazione la scorsa estate (ovvero la maggior parte della popolazione) non ha più molto tempo per fare la terza dose. Senza il richiamo si dovranno affrontare limitazioni e ostacoli importanti: non solo ci si dovrà sottoporre al tampone per andare nei negozi (a eccezione di quelli che vendono alimentari e articoli per gli animali, edicole, farmacie e sanitari che continueranno ad avere accesso libero) ma si rischierà anche il posto dal momento che per andare a lavoro, dal 15 febbraio, scatterà l’obbligo di green pass rafforzato.


Di tutto questo sono consapevoli due cittadine nostre lettrici che, prese dalla sconforto, hanno deciso di raccontarci la loro storia. Una, che lavora in ambito sanitario, rischia anche la sospensione dal suo ordine professionale. «Il 5 gennaio non mi sentivo bene e ho fatto un tampone rapido a casa, risultato positivo. Ho chiamato subito il mio medico che ha richiesto il tampone molecolare ed essendo sintomatica mi sono messa ad aspettare il messaggio dell’Ausl, non potevo andare in farmacia a farlo. Passa qualche giorno e il messaggio non arriva, nel frattempo si ammalano anche mio marito e mio figlio. Ricontatto il mio medico e gli chiedo se fosse normale, lui mi dice di aspettare e così ho fatto. Solo che quel messaggio lo sto ancora aspettando». Innumerevoli le chiamate ai numeri indicati dall’Ausl («ma non ho mai ottenuto risposta»), diverse anche le mail inviate al dipartimento di Sanità pubblica, invano. «Il 17 gennaio ho fatto un nuovo test rapido a casa, e sono risultata negativa. A quel punto ero in quarantena per la positività di mio figlio e per poterla interrompere, dato che non avevo più sintomi e sapevo di essere negativa, sono andata in farmacia». Risultato? «Mi è arrivato il certificato di fine quarantena ma la mia malattia non è mai stata tracciata. Ieri avrei dovuto fare la terza dose del vaccino e ovviamente ho dovuto annullare l’appuntamento, ma in febbraio mi scadrà il green pass. Cosa posso fare adesso?».

Qualcosa di simile è successa a Giovanna, l’altra lettrice che ci ha contattati. «Il 30 dicembre – racconta – sono andata in un centro di analisi privato per un tampone rapido, dopo qualche ora mi hanno comunicato che ero positiva. Ho avvisato subito il mio medico che ha attivato la malattia fino all’8 gennaio, spiegandomi che l’Ausl mi avrebbe dato l’appuntamento per un molecolare dopo sette giorni. Il 5 gennaio ricevo un messaggio dall’Ausl: mi dicevano che ero positiva, stop. Nessun appuntamento e soprattutto nessun certificato di isolamento. Arriva l’8 gennaio e ancora nulla, non ho potuto fare altro che allungare la malattia fino al 14. Nel mezzo ho fatto centinaia di telefonate, ho mandato mail, si è mosso anche il mio medico... niente. Alla fine ho deciso di mettere fine alla malattia, dopo un tampone negativo fatto in un laboratorio, perché la mia pratica chissà dove era finita. Resta il problema della terza dose, e di conseguenza del green pass, spero di poter ottenere un’esenzione sulla base del messaggio che l’Ausl mi ha inviato».



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