Identificato e arrestato il rapinatore della farmacia di Pieve Modolena

Il 43enne filmato dalle telecamere: nella sua abitazione trovati i vestiti che indossava la sera del colpo 



reggio emilia. È un tossicodipendente, in crisi di liquidità e di astinenza, il bandito che il 3 gennaio scorso ha rapinato la farmacia privata di via Fratelli Cervi 59 a Pieve Modolena, fuggendo con l’incasso della giornata.


L’uomo, un reggiano di 43 anni, è stato prelevato dalla sua abitazione mercoledì scorso e arrestato dalla Squadra Mobile per il reato di rapina semplice: difatti non ha usato armi, limitandosi a mostrare un oggetto appuntito che aveva in tasca. Lo stesso metodo – molto semplice e allo stesso tempo funzionale a evitare una pena pesante se si viene scoperti – utilizzato dai due giovani banditi che nella serata di mercoledì scorso, in cui è avvenuto l’arresto del 43enne, hanno assaltato la Fcr Quinta di via Beethoven 35 a Massenzatico.

Un fenomeno, quello delle rapine nelle farmacie, in netto incremento nella nostra città. Tanto che per correre ai ripari il prefetto di Reggio Iolanda Rolli, nell’elogiare «il lavoro che la polizia porta avanti ogni giorno», convocherà a breve sul tema una riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica: saranno invitati anche «i rappresentanti dell’Ordine dei farmacisti e delle associazioni di categoria».

La ricostruzione del colpo di inizio mese è stata fatta grazie alle telecamere, esterne e interne, della farmacia. Nel “collage” dei frame si vede un uomo che sale le scale: indossa pantaloni neri, un giubbotto verde militare con due bande (una rossa e l’altra nera), un cappello mimetico (grigio, blu e marrone), la mascherina sul volto, scarpe da ginnastica, guanti di lana grigi. Tiene davanti, con entrambe le mani, uno zainetto nero. Salite le scale e arrivato con calma davanti alle porte scorrevoli, l’uomo esita a entrare: sta controllando se i clienti sono usciti e la risposta è affermativa. Allora entra all’interno a passo svelto.

C’è un “vuoto” nell’inquadratura: è il momento nel quale il bandito dichiara «questa è una rapina» e mostra alla farmacista, sola dietro al bancone, un “oggetto” nelle tasche: con tutta probabilità la sua mano che simula una pistola.

L’inquadratura riprende quando il bandito, avvicinatosi tra il vetro e il bancone, addita con l’indice il registratore di cassa; la farmacista lo svuota, riquadro per riquadro, porgendo di volta in volta i mazzetti di banconote suddivise per taglio.

Nel frattempo un’altra farmacista si affaccia dal tramezzo della stanza sul retro: si intuisce che è spaventata perché, per l’agitazione, fa per avanzare e poi torna indietro, chiama un’altra collega che si affaccia anche lei; ma a quel punto il rapinatore ha già finito e corre via con lo zainetto sulle spalle.

È da queste immagini, analizzate in modo minuzioso, che è partita l’indagine della polizia.

Studiando il modo di muoversi e l’aspetto fisico del rapinatore – alto e prestante – senza dubbio con inflessione reggiana dalla testimonianza della farmacista, si è intuito che non si trattava di un professionista. La conoscenza del territorio ha fatto avanzare l’ipotesi che l’autore potesse essere un tizio noto nell’ambito del consumo di sostanze stupefacenti.

Ottenuto il mandato di perquisizione, i poliziotti della Mobile si sono presentati nell’abitazione del 43enne, dove hanno fatto centro: sono stati trovati il cappello, il giubbotto dalle bande inconfondibili, lo zainetto, perfino le scarpe ginniche dalla suola compatibile con le impronte rilevate sul pavimento della farmacia dalla Scientifica.

Non è stato trovato, invece, il bottino, con tutta probabilità già speso.

Sulla scorta dei gravi indizi di colpevolezza, il sostituto procuratore Maria Rita Pantani ha ottenuto dal gip Andrea Rat la misura cautelare in carcere. Il 43enne è detenuto alla Pulce, da dove oggi presenzierà – collegato in remoto con il tribunale – all’interrogatorio di garanzia.

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