Addio a Luciano Berni l’orologiaio del Gattaglio

Aveva 85 anni, riparava orologi fin da quando era un bambino Da giovane era stato un musicista jazz suonando anche all’estero 

REGGIO EMILIA. Se n’è andato Luciano Berni, il mastro orologiaio del Gattaglio. Nato l’8 settembre del ’36, Berni è morto all’ospedale Santa Maria Nuova lo scorso 16 gennaio, aveva 85 anni. Fin da piccolo ha avuto due passioni, per la musica e per gli orologi. «Subito è partito come musicista jazz – racconta la figlia Rossana – era un batterista ed è andato anche all’estero a suonare. Ma era anche appassionato di orologi e ha imparato l’arte dal signor Zanazzi, che era orologiaio quando lui era un bambino e gli ha insegnato il mestiere. Attorno ai trent’anni mio papà ha scelto di abbandonare la carriera da musicista per stare vicino alla famiglia, ed è diventato orologiaio a sua volta».

Berni aveva il laboratorio in via Volturno, «una casa tutta piena di orologi, soprattutto antichi – ricorda la figlia – lui lavorava in soffitta». Gli orologi li andava a recuperare nei mercatini («li girava tutti insieme a mia mamma, la domenica») oppure gli venivano portati da amici e conoscenti, provenienti anche da fuori Reggio, appassionati di antiquariato. Poi, insieme alla figlia Rossana, che è orafa, lavorava nel negozio del quartiere in cui era nato e cresciuto, in via del Gattaglio 5/a. «Ha lavorato fino a un mese fa – racconta lei – anche se allo stremo delle forze. Ogni giorno mi apriva il negozio e aspettava che io finissi di lavorare per andare a casa. Gli dicevamo: “Papà ma riposati, lavora almeno solo mezza giornata”, ma non c’era nulla da fare. Nel suo laboratorio ospitava anche gli amici, era un salotto».


Berni, che aveva solo la quinta elementare, era una persona molto colta: «Aveva una grossa cultura in campo musicale, ma leggeva di tutto: letteratura, poesia, libri di medicina… in un’altra vita sarebbe stato un bravissimo medico». Di carattere molto pacato e a prima vista chiuso, era però molto disponibile con gli amici, i clienti e la famiglia. «Era un uomo di poche parole – ricorda l’altra figlia, Emanuela, a cui Berni ha trasmesso la passione per l’orologeria – ma quelle che diceva erano parole sempre di supporto, rassicuranti. Dava sempre la sensazione di essere una colonna portante, anche nell’ultimo periodo in cui aveva bisogno era tanto orgoglioso e voleva sempre aiutare e proteggere gli altri». Era anche capace di una fine ironia, un po’ all’inglese, e amava i piaceri della vita: «La buona cucina – raccontano le figlie – il formaggio, un buon bicchiere di lambrusco».

Andandosene, Berni ha lasciato l’amore della sua vita, Laura Gualandri, conosciuta quando aveva 15 anni, le figlie Rossana ed Emanuela e i nipoti Emil Rossi e Riccardo Ferraboschi. I funerali sono già avvenuti, alla presenza della banda di Correggio e di tanti amici e conoscenti «che ringraziamo per la vicinanza».

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