Savorani: «Interventi urgenti altrimenti si ferma tutto»

REGGIO EMILIA. Un altro “whatever it takes”, questa volta in materia energetica. Lo hanno chiesto le imprese ieri al premier Mario Draghi e ai ministri dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti e della Transizione Ecologica Roberto Cingolani. E nella delegazione chiamata a rappresentare gli imprenditori c’era anche il presidente di Confindustria Ceramica Giovanni Savorani, tra i primi nei giorni scorsi a lanciare il grido d’allarme per l’emergenza costi energetici che zavorrano le aziende arrivate al punto di rallentare o fermare gli impianti, chiedere un prolungamento delle ferie o programmare e anticipare lavori previsti nei prossimi mesi per prendere tempo di fronte al rincaro generale di gas, energia elettrica e materie prime.

Al tavolo con la delegazione del settore ceramico ovviamente anche il vertice nazionale di Confindustria, Confapi, Assovetro, Federchimica, Federacciai, Assofond.


«Mi aspetto provvedimenti perché noi le nostre richieste le abbiamo già fatte - ha ribadito fiducioso Savorani - Ci aspettiamo, ad esempio, una gas release, immettendo sul mercato del gas, proveniente dalle nostre riserve, ad un prezzo basso in modo da calmierare il prezzo globale. Questa è la prima cosa che ci aspettiamo subito. E questo perché è questione di settimane, non possiamo ancora sopportare una situazione del genere per mesi. Altra cosa è il via libera all’aumento della produzione nazionale di gas dedicata alle imprese. L’ultima cosa è una decisione sugli oneri di sistema dell’energia elettrica per portarci ad un livello dei costi a livello europeo. È urgentissimo che vengano prese delle misure. Abbiamo una situazione paradossale. Da un lato siamo pieni di ordini e dall’altro rischiamo di non produrre perché i costi sono schizzati nel giro di poche settimane a dei valori che ci portano fuori dal normale rapporto costi/ricavi. In queste ultime settimane la cosa si è aggravata precipitosamente in modo insostenibile. E questa è una situazione che riguarda tutte imprese energivore. E dietro di noi c’è tutto il Paese».

«La ceramica vale 7 miliardi e la realtà distrettuale si va molto allargare, se venisse a mancare la ceramica sarebbe veramente un disastro. Quindi per gli interventi sui rincari dell’energia, occorre fare subito. Servono degli investimenti. Se non si riesce a fare fronte agli ordinativi ai massimi, il rischio è di perdere quote di mercato a livello internazionale - aggiunge Armando Cafiero, direttore generale di Confindustria Ceramica - Il settore della ceramica esporta oltre l'80% e si sta vivendo una situazione assurda. Un collega mi ha detto: “non so come fare, più produco e peggio è...”». Il caro-energia si traduce in una forte erosione dei margini e potrebbe comportare la chiusura produttiva. Questo scenario energetico implica un fortissimo incremento di costi per la fornitura di energia, che passano dagli 8 miliardi circa nel 2019 a oltre 21 nel 2021 e a oltre 37 nel 2022. Un incremento del costo complessivo del 368% nel 2021 e di oltre 5 volte rispetto ai costi sostenuti nel 2020.



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