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Omicidio di Faenza, il killer accusa l’ex marito di Ilenia: «Mi disse: non deve più respirare»

Pierluigi Barbieri, il sicario reggiano reo confesso, in tribunale ha parlato per due ore e mezza: «Prima voleva che la facessi trovare impiccata ma ho detto no... mi sono messo nei panni della figlia» 

REGGIO EMILIA. «La prima proposta che Nanni mi fece per uccidere sua moglie era di simulare un suicidio, facendola trovare impiccata». E poi: «Mai nessuno avrebbe confessato come ho fatto io. Non c’erano impronte, c’era mezzo fotogramma che mi riprendeva». E ancora: «Odio chi mi dice bugie. Solo quando ho scoperto che Ilenia si voleva rifare una vita, sposarsi, avere figli, mi sono sentito una m..., e ho capito che lei era la vittima e non lui». Parla per circa due ore e mezza Pierluigi Barbieri, il 53enne killer reggiano di Ilenia Fabbri, detto lo Zingaro, reo confesso del delitto di Faenza. In aula nelle vesti di imputato, Barbieri conferma la confessione resa subito dopo il suo arresto, aggiungendo dettagli mai raccontati prima agli inquirenti. E, parlando per primo davanti alla Corte d’Assise, tornando ad accusare il 55enne Claudio Nanni, ex marito della vittima, indicato come mandante del terribile delitto compiuto del 6 febbraio scorso in via Corbara.

Il sicario ha spiegato il motivo per cui scartò l’idea di uccidere impiccando la vittima, dicendo che l’impiccagione gli ricordava un trauma analogo vissuto da una ex fidanzata di Novara: «Mi sono messo nei panni della figlia». Poi dice che Nanni – che invece in aula ha ribadito che il suo proposito era solo di intimidire Ilenia – gli aveva proposto di uccidere con un tubo di ferro che era in officina, ma che lui scartò l’ipotesi: «Avrei fatto un macello in casa». Di qui la scelta del martello, poi gettato in un campo lungo l’autostrada dopo l’omicidio. «Nanni mi disse di avere trovato delle persone per togliere di mezzo la moglie», ha raccontato lo Zingaro al sostituto procuratore Angela Scorza, che ha posto alcune domande per cercare di approfondire i precedenti tentativi di ammazzare la 46enne.


Secondo il killer reggiano, il proposito risaliva già al 2019, ma è rimasto un mistero l’identità di coloro che avrebbero dovuto commettere il delitto. Sempre secondo Barbieri, il suo “predecessore” sarebbe stato arrestato, facendo così fallire il piano originario di Nanni e facendo cadere la scelta di quest’ultimo proprio sul 53enne reggiano, uscito di prigione nell’agosto 2020.

«Mi propose 20mila euro ma gli dissi di non prendermi in giro, chi te la fa una cosa così?». Si intavola quella che viene descritta come una trattativa. E sul piatto Nanni rilancia aggiungendo anche un’auto usata. Niente anticipo, «ma mi aveva detto che alla morte di Ilenia avrebbe ereditato tutto e venduto la casa». Il patto, così, viene siglato, non senza condizioni: «Non doveva esserci il fidanzato in casa, gli dissi “un innocente no”». E poi: «Dopo Ilenia dovevo sistemare un promotore finanziario che gli aveva fatto perdere un investimento». È la stessa cifra pattuita per il delitto, per il quale un primo tentativo era stato messo in atto a ottobre. Il piano è quello di far sparire il corpo dentro un trolley per gettarlo in una buca già scavata e poi renderlo irriconoscibile attraverso dell’acido sul volto e sulle mani.

«Ci incontrammo in officina – racconta ancora lo Zingaro – lui entrò nella valigia per dimostrarmi che la moglie ci sarebbe stata». L’ex marito di Ilenia? Si era preparato come alibi un viaggio in Sicilia. Il piano però fallisce. Barbieri riesce a introdursi in casa con le chiavi fornite dal mandante, ma disorientato da una porta chiusa decide di uscire dalla casa. Anche un secondo tentativo non va a buon fine, qualche settimana dopo.

L’alibi di Nanni, secondo il racconto del killer, era quello di un viaggio a Roma, programmato per vedere un’auto insieme alla figlia Arianna. «Io lo aspettavo nella solita panchina dietro gli alberi, ma lui arrivò in ritardo e me ne andai».

Tre settimane prima dell’udienza per la causa civile tra Ilenia e Nanni, infine, il giorno del delitto, al terzo tentativo. Cambia il piano criminoso, cercando di camuffare un furto finito male.

«Disse, “mia figlia l’ho incastrata perché la macchina l’ho già pagata ed è obbligata a ritirarla” – racconta ancora Barbieri parlando di Nanni – Gli feci notare che così la ragazza avrebbe trovato il corpo ma lui mi rispose, “Non me ne frega un c... lei non deve più respirare”».

Un racconto choc, di fronte al quale la zia della vittima non regge l’emozione, in lacrime. Nel racconto il killer reggiano confessa anche l’uso di alcol e coca: «Nanni me ne regalò 5 grammi per disinibirmi». Allo “sballo” si aggiunge la fretta, con i telefoni e il citofono che squillano. Ilenia è ancora viva e il sicario ha «nella testa la voce martellante di Nanni». Così dai cassetti della cucina l’assassino trova il coltello di ceramica per finire il lavoro.

«So che mi dovete condannare ma la condanna è nulla rispetto a quello che ho passato». Non ha mai ucciso nessuno prima di Ilenia, racconta, aggiungendo i traumi vissuti nella sua esistenza, «ricordi che non vanno bene». Ricorda di aver chiesto aiuto a un Centro salute mentale: «Volevo essere rinchiuso perché sapevo che avrei fatto una c..., ma quando do la parola la mantengo. Nanni sa del mio passato e ha fatto leva su questo». Le ultime parole sono di disprezzo per il coimputato, definito «un codardo». La versione, conclude Barbieri, «è una sola: io mi sono autoaccusato di un omicidio e ho portato tutte le prove».