Per le aziende slalom tra tamponi e smart «Ma sui contagi il peggio sembra passato»

Viaggio tra le ditte a Mancasale. Le assenze non sono tali da compromettere la produzione. «A casa o cambio di mansioni»



reggio emilia. Tamponi, misurazione della temperatura, controllo dei green pass e il quotidiano bollettino di presenze e assenze sul lavoro. Anche le aziende reggiane sono alle prese con la gestione dei contagiati, che cambiano numero di giorno in giorno e l’assetto dei dipendenti in presenza. «Noi stiamo tutti bene, anche grazie al fatto che cerchiamo di prevenire e isolare i casi. Ma i nostri fornitori stanno allungando i tempi delle consegne per casi Covid e questo provoca un rallentamento a catena». Katia Motta è l’amministratore delegato di Cuccolini Srl Virto Group, azienda metalmeccanica (associata Acimac) che produce setacci industriali situata in via Raffaello, a Mancasale.


L’azienda conta venticinque dipendenti e, sul fronte della pandemia, ha vissuto momenti peggiori: «Il picco lo abbiamo avuto nella primavera scorsa, quando avevamo registrato quattro contagi emersi in famiglia. Quello era stato un momento critico: avevamo eseguito noi il tracciamento al posto dell’Ausl, con un medico interno, e in seguito siamo riusciti a recuperare».

Da allora, prosegue l’ad Motta, «abbiamo trovato una nostra strategia, basata sul distanziamento e sugli ampi spazi. Al momento abbiamo qualche dipendente in smart working, più che altro per precauzione e solo per alcune figure». Dall’esperienza empirica dell’ad «la cosa che conta di più è l’utilizzo della mascherina: è fondamentale. Anche perché abbiamo constatato che il vaccino non è una garanzia: tanti nostri collaboratori e clienti, vaccinati con la terza dose, hanno contratto il virus. La vaccinazione di per sé non basta a contenere le infezioni, se era questo l’obiettivo».

Ciò non toglie che la pandemia abbia provocato “effetti collaterali”: «I fornitori tardano e questo provoca un rallentamento anche per noi, che lavoriamo su commessa (il 70% per l’estero). Dobbiamo rispettare le scadenze e in più registriamo, da mesi, problemi nelle spedizioni delle merci all’estero». Questo nonostante ci sia «un superlavoro: le richieste stanno riprendendo, c’è una disponibilità di liquidità che induce i committenti a decidere in fretta di investire in macchinari».

«Abbiamo avuto qualche dipendente che si è ammalato tra Natale e Capodanno, ma ora siamo tutti presenti – afferma Antonio De Simone, 50 anni, dell’Autofficina Rivi 2 Snc di via Giuseppe Di Vittorio, che si occupa di assistenza e riparazioni veicoli industriali. Facendo gli scongiuri («non è detto che non capiti di nuovo anche a noi, non si sa mai») il titolare sottolinea: «Siamo fortunati rispetto ad esempio alle officine che lavorano con le auto private e che hanno avuto un calo di fatturato consistente. Riparando Tir frigo e camion per la spazzatura non ci siamo mai fermati, nemmeno nel primo lockdown. In questo periodo alcuni dipendenti, non richiamati dopo la seconda dose, allo scadere dei sei mesi hanno prenotato in autonomia la vaccinazione».

«Su otto dipendenti abbiamo una sola persona in attesa dell’esito del tampone; nel frattempo questa persona è stata spostata all’assistenza telefonica e lavora da casa, bastano un computer e un telefono», dichiara Luca Targher della Zeiss, grande gruppo specializzato in lenti per occhiali che in via Di Vittorio a Mancasale ha una filiale nel settore metrologico (misurazioni e macchinari di precisione per l’industria). «Succede che soprattutto i dipendenti giovani abbiano contatti con persone positive, ma qui la percentuale è stata minima. Piuttosto registriamo ritardi nelle consegne legati all’approvvigionamento delle materie prime».

La prende con filosofia Marco Maestri, titolare delle Hobby & Legno falegnameria di via Raffaello. «Non sono preoccupato, al lavoro siamo solo io e mia moglie. Al di là del green pass è impossibile sapere se i clienti che arrivano qui siano contagiati oppure no».

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