L’accoglienza prosegue al Ceis anche se rallentata dalla pandemia

REGGIO EMILIA. Il suo nome, Ceis, racchiude il senso dell’opera che svolge: si tratta infatti di un Centro di Solidarietà impegnato nell’assistere persone fragili.

È stato costituito nel 1982 per iniziativa del Comitato cittadino antidroga (la sede centrale si trova in via Urceo Codro) ed è una onlus articolata che sviluppa il proprio impegno nell’area delle dipendenze, della tutela dei minori e dei giovani; conduce inoltre uno sportello per assistenti familiari e si pone sotto l’egida della Federazione italiana comunità terapeutiche.


In sostanza è un Centro specializzato nell’aiuto a chi vive esperienze travagliate (tossicodipendenti, stranieri richiedenti asilo, minori non accompagnati) dedicandosi al sostegno di persone di ogni età. Conduce inoltre la Casa per Anziani e la Scuola materna che si trovano nel quartiere cittadino di San Pellegrino, a due passi dalla chiesa guidata da don Giuseppe Dossetti che è presidente del Ceis reggiano.

Don Giuseppe, avete avvertito anche voi al Ceis l’impatto con la pandemia da Covid 19?

«Non poteva essere diversamente – ammette il sacerdote – perché per tutelare assistenti ed assistiti siamo stati costretti a rallentare il nostro operare, a mettere in atto tutte le cautela necessarie. Fino a sospendere alcuni programmi diurni di accoglienza che in precedenza compivamo a braccia aperte».

Ci spieghi per favore qual è la vostra missione.

«Il nostro impegno consiste nel riattivare e rinnovare energie umane temporaneamente smarrite, apparentemente spente. Cerchiamo di essere presenti, in diversi aspetti e con differenti intensità, accanto ad ogni persona e ad ogni comunità che viene a trovarsi in difficoltà».

Come siete organizzati?

«La comunità del Ceis è formata da una settantina di persone, in massima parte volontari. A tutti loro abbiamo naturalmente imposto il green pass, controlli con tamponi e vaccinazioni, tutelando così anche coloro che li contattano. Per il resto la pandemia ci ha solo sfiorato; i nostri assistiti hanno problematiche che normalmente non dipendono dal Covid».

Quante sono le persone assistite e da dove arrivano quelli che si avvalgono del vostro aiuto?

«I numeri variano nel tempo ma assistiamo costantemente almeno un centinaio di persone. La loro provenienza è la più svariata».

Siete accompagnati da numerosi reggiani.

«Si, è bello sapere che tanti concittadini ci seguono. La solidarietà è una tradizione che caratterizza la nostra gente e che ci tranquillizza abche per il futuro».



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