Centro per disabili chiuso da giorni «È un trattamento discriminatorio»

La lettera-appello della madre di un ragazzo 20enne ospite della struttura e in quarantena. La replica di Asp: «Speriamo di poter riaprire in breve»

reggio emilia. Una struttura assistenziale isolata, una madre arrabbiata e preoccupata, una replica purtroppo rassegnata. È una lettera di fuoco quella scritta da Tiziana Orefice, madre di un ragazzo di 20 anni ospite centro residenziale per disabili “Cava” gestito da Asp città delle persone.

«Noi famiglie abbiamo firmato un patto di corresponsabilità esattamente come hanno fatto i genitori degli alunni – scrive la donna – ma gli ospiti, a differenza di ciò che avviene altrove, sono tutti vaccinati con booster . Ci sono stati dei casi di Covid nella prima ondata senza che nessuno finisse in ospedale, perché questi ragazzi fisicamente non hanno grossi problemi. Concludendo, a parte il fatto di vivere in una struttura per disabili, questi ragazzi non hanno esigenze diverse da quelle dei coetanei».


Tuttavia, prosegue la Orefice, «sia l’Ausl che Asp, che recepisce le direttive dell’Ausl, continua a trattare la Cava allo stesso modo in cui trattano le residenze per anziani senza tener conto del tipo di utenze. E questo è del tutto inaccettabile. Cava è stata chiusa, cioè gli ospiti sono rinchiusi nella struttura senza poter svolgere nessuna attività all’esterno a causa della positività di un operatore. Senza neanche sapere se uno degli ospiti è positivo (a breve saranno fatti i tamponi a tutti i ragazzi) per loro la vita, già avara, si è fermata del tutto. Ora, mi chiedo, qualcuno ha fatto la quarantena? Ecco, pensate a quel che provano loro. Addirittura mi è stato consigliato di cancellare una visita specialistica programmata per la prossima settimana».

Nel migliore dei casi, cioè nessun positivo, la situazione «dovrebbe sbloccarsi entro la metà della prossima settimana – continua la lettera – quando arriverà l’esito di tutti i tamponi. Questo, ovviamente, fino al prossimo operatore e/o ospite positivo. È per contenere il contagio, potrebbero dirmi, ma allora rispondete alla mia domanda: io, vaccinata con richiamo, se ho un contatto posso continuare a lavorare con la mascherina Ffp2. Sono un soggetto produttivo, il Paese non può permettersi di chiudere. Io “servo” allo Stato. Questi ragazzi disabili, invece, non sono produttivi. Diciamoci la verità, lo Stato può fare a meno di loro. E allora la cosa più semplice è isolarli. Perché questa disparità di trattamento? Non ditemi per favore che è per arginare i contagi, perché se così fosse dovrebbe essere applicato a tutti. È un trattamento discriminatorio nei confronti di soggetti fragili, che provoca solo tanta sofferenza a loro e alle famiglie».

Dispiaciuta, ma netta, la replica alla Gazzetta di Mariella Martini, presidente di Asp. «Sono a conoscenza di quanto sta accadendo nel centro “Cava” ma purtroppo non possiamo far altro che applicare le norme e le raccomandazioni dell’Ausl e della Conferenza territoriale socio-sanitaria. Quando parliamo di una comunità le regole sono diverse rispetto a quelle che si applicano ai privati cittadini, l’unica cosa da fare è portare pazienza. Mi auguro che nell’arco di pochi giorni la situazione consenta la riapertura e l’eliminazione di vincoli doverosi per proteggere gli ospiti che accogliamo».

L. G.

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