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Chili di coca nascosti nel letto della bimba: rimane in carcere la casalinga di 32 anni

Il fiume di droga ha un valore di 1,2 milioni di euro. Il compagno 44enne pizzicato mentre faceva una consegna a Rovigo

Ambra Prati

reggio emilia. Resta in carcere l’insospettabile casalinga moldava di 32 anni che custodiva nella camera da letto 43 chili di cocaina – per un valore approssimativo di 1,2 milioni di euro – e 386mila euro in contanti. La donna è finita in manette per il reato di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio; l’aggravante dell’ingente quantità non è ancora stata contestata, si attende l’esito delle analisi di laboratorio sulla purezza della polvere bianca. Il gip Silvia Guareschi, che durante l’udienza di convalida si era riservata di decidere sulla misura, ieri ha sciolto la riserva e ha optato per la custodia cautelare. E non poteva essere altrimenti, vista l’incredibile scoperta effettuata dalla Squadra Mobile della questura di Reggio.


L’indagine ha avuto il suo prologo a Rovigo, dove la Mobile locale ha sorpreso un 44enne – insieme ad un complice residente nella città veneta – con tre chili di cocaina in un garage e ben 17mila euro nell’auto. I due sono stati arrestati e i poliziotti di Rovigo hanno avvisato i colleghi reggiani: visto che il 44enne risultava residente a Bagnolo era opportuna una verifica nell’abitazione.

Il 44enne abitava, da poco tempo, a Bagnolo, in un bilocale a pianterreno insieme alla compagna 32enne e alla figlia piccola. I poliziotti, dopo aver ottenuto l’autorizzazione per la perquisizione domiciliare richiesta dal pm Piera Giuannusa, si sono recati sul posto nella notte tra venerdì e sabato scorso. Genitori e bambina dormivano nella medesima camera da letto: ed è lì, in parte sotto il letto della figlia e in parte in scatoloni nell’armadio, che gli uomini del dottor Guglielmo Battisti hanno trovato un fiume di soldi e droga: 39 panetti di cocaina (sul mercato la merce vale qualcosa come 30mila euro al chilo), 386mila euro in contanti (suddivise in mazzette di banconote di vario taglio, avvolte nel cellophane e con un elastico, alcune delle quali riportavano delle sigle ad esempio BS10), un bilancino di precisione e perfino un taser, una pistola elettrica conservata – si può supporre – per gli imprevisti del mestiere. Il tutto è stato sottoposto a sequestro.

Sabato scorso la 32enne ha affrontato l’udienza di convalida videocollegata dal carcere della Pulce; vista la gravità dell’accusa si è avvalsa della facoltà di non rispondere e l’avvocato difensore Sergio Barbieri ha chiesto i domiciliari insistendo sulla fedina penale immacolata della donna, sul fatto che la figlioletta minore ha bisogno della mamma e sull’aspetto che non sussiste il pericolo di fuga o di inquinamento delle prove. Una tesi che non è stata sposata dal giudice per le indagini preliminari. Ed è probabile che lo stesso esito si ripeta per il compagno; il gip di Rovigo, dopo la convalida, trasferirà gli atti per competenza al tribunale di Reggio Emilia.

Nel frattempo l’indagine condotta dalla Sezione Antidroga della Mobile prosegue a tambur battente per ricostruisce i contorni della vicenda e da dove proviene quel fiume di cocaina. L’ipotesi è che il 44enne si fosse recato a Rovigo per eseguire una consegna: il suo profilo di persona incensurata senza precedenti penali si attaglia bene al ruolo di corriere. Occorre però capire per chi lavorasse il “mulo”: è probabile che dietro la coppia si nasconda una organizzazione criminale ben strutturata e un “giro d’affari” consistente ed extraregionale, come farebbero ipotizzare le sigle sulle mazzette di denaro. Un altro aspetto da chiarire è perché i genitori avessero scelto Bagnolo in Piano come base, visto che non risultano avere alcun legame con il comune alle porte della città.

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