Reggio sogna una donna come Liliana Segre per il dopo-Mattarella

Undici personaggi della città immaginano il prossimo presidente della Repubblica C’è chi vuole Draghi o Berlusconi, spuntano Anna Finocchiaro e Graziano Delrio

Martina Riccò

REGGIO EMILIA. Chi sarebbe il presidente della Repubblica ideale per l’Italia, in questo momento? Lo abbiamo chiesto a undici reggiani, esponenti del mondo culturale, del volontariato, dell’associazionismo, del mondo del lavoro e di quello medico-sanitario. I nomi e i profili emersi sono diversi, diverse le motivazioni, ma la maggioranza degli intervistati non ha dubbi: al Quirinale dovrebbe andare una donna.


Per Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Alcide Cervi, «la domanda non può essere quale presidente dellaRepubblica si desidera, ma quale vediamo possibile in questo momento. Allora io penso che sia possibile che il Parlamento elegga una personalità che viva lo spirito della Repubblica e della Costituzione. Siccome gli elettori sono più di mille è inutile che io dica la mia preferenza, spero che trovino questa persona. Non mi auguro il nome di cui una parte dell’Italia sta parlando in questi giorni, cioè Silvio Berlusconi, perché non ha i requisiti e poi si sta muovendo come sempre cercando di comprare i grandi elettori. E quindi è totalmente inaccettabile, non se ne dovrebbe neanche parlare. Ecco, posso dire che è meglio se fosse una donna, perché è ora». Per Villiam Orlandini, presidente del centro sociale Orologio, «il presidente della Repubblica deve essere un uomo o una donna rappresentativo della storia della nostra Repubblica, con nessuna pendenza di qua e di là, ma sostanzialmente un uomo o una donna che sia la voce della nostra storia e del nostro futuro». Certo, non è facile: «Ma in questa fase togliere Mario Draghi dalla presidenza del consiglio per farlo diventare presidente della Repubblica non credo sia la cosa migliore. Ci sarebbe bisogno di una persona che abbia una propria storia politica ma riesca a mettere insieme la maggioranza del Parlamento. Un nome secco? Io vedrei bene Anna Finocchiaro, che ha anche vissuto momenti importanti nel nostro Paese all’interno del movimento femminista. È evidente che ha la sua storia politica, ma credo che partendo da lì si possa portare rinnovamento nelle nostre istituzioni, per il ruolo che la Finocchiaro ha ricoperto all’interno delle stesse e per l’alto profilo morale dimostrato. Silvio Berlusconi? Secondo me non è nemmeno una candidatura, cioè tutto è possibile e non mi stupisco più di niente, ma quella stagione è passata...».

Anche Stefano Ferrari, fondatore del gruppo di volontari “Ripuliamoci” vorrebbe un presidente della Repubblica donna, «perché in Italia c’è bisogno di cambiare. La carica non ha capacità illimitate come negli Stati Uniti, ma deve essere ricoperta da una persona rappresentativa del nostro Paese, per la sua storia e i suoi valori. Silvio Berlusconi non è certo la persona adatta, sicuramente non sarebbe il mio presidente. È un imprenditore, un uomo che ha sempre agito per i suoi affari e che non può essere paragonato agli altri presidenti della Repubblica, se non per l’età. Io credo che la donna giusta potrebbe essere la senatrice Liliana Segre, per ciò che ha vissuto e fatto, ciò che rappresenta. Ultimamente è stata anche presa di mira da qualcuno... sarebbe un messaggio forte e chiaro per dire che l’Italia è altro».

Beppe Carletti, leader dei Nomadi, preferirebbe conoscere bene le persone prima di esprimersi, ma «metterei una donna. Le donne non sono da meno degli uomini e vanno tenute in ampia considerazione, sarebbe ora che venisse riconosciuto loro il giusto spazio. Una donna alla presidenza della Repubblica sarebbe un passo in avanti, di grande apertura mentale per il nostro Paese. Non si può essere maschilisti».

Stefano Salsi, che su Facebook è conosciuto come “Tenente Ubaldo”, pagina in cui si discute di attualità, tra indagini e polemiche, ma sempre con umorismo, non ha dubbi: «Come presidente della Repubblica vorrei Mario Draghi. Per una questione di autorevolezza della persona e perché il governo è ormai alla fine, anche se sulla carta mancano due anni. Draghi garantirebbe continuità e darebbe sicurezza agli italiani in questa fase difficile e incerta, e di debolezza della politica. Con lui avremmo per sette anni una figura istituzionale dell’importanza di Sergio Mattarella. E se dovessi esprimere un “piano b” farei il nome di Mattarella, anche se il presidente nel suo discorso di fine anno ha detto che se ne andrà. Ma se fosse disponibile a restare in carica ancora un po’ sarebbe una soluzione interessante perché garantirebbe a questo governo una tenuta, e successivamente Draghi potrebbe andare al Quirinale. Una cosa è certa, di fronte all’incertezza del momento e alla debolezza della politica ci serve una figura solida, istituzionalmente riconosciuta e che risulti affidabile anche per il resto del mondo».

Carla Ruffini, coordinatrice dell’associazione “Non una di meno”, sogna un presidente della Repubblica che rappresenti la fine della violenza di genere: «In un momento in cui non esiste una classe politica degna di questo nome e la politica agita sta mostrando il peggio di sé nel contrasto alla crisi post-pandemica, sono più numerose le candidature alla presidenza che mi sento di scartare che quelle che ritengo, pur con mille dubbi, plausibili (ma solo plausibili!). Non spendo troppe parole su Silvio Berlusconi perché considero la sua candidatura irricevibile. So che è un’affermazione forte e radicale, ma penso che l’unica candidatura proponibile sia quella di un soggetto collettivo, rappresentato da una delle centinaia di migliaia di persone femministe e transfemministe che da anni lottano contro la crescente violenza sulle donne e di genere, strutturale e sistemica, che infesta la nostra società. Violenza di cui molti degli attuali candidati, papabili o già con investitura, sono attivamente o passivamente responsabili».

Massimo Becchi, presidente di Legambiente Reggio Emilia, non ha un nome preciso in testa, ma sa cosa vorrebbe: «A me piacerebbe che il prossimo presidente della Repubblica fosse il garante della Costituzione. Da un paio di anni ci troviamo governati da un sistema partitico che non rappresenta più il Paese. Servivano le elezioni anticipate, bisognava andare al voto, ma l’attuale presidente Mattarella ha pensato di fare diversamente. Il presidente della Repubblica deve seguire il mandato popolare: quando cambia l’andamento politico occorre andare al voto. Basti pensare che per questa elezione andranno a votare forze politiche nominate anni fa che non rappresentano più il popolo...».

«Chi vorrei come presidente della Repubblica? Non ci ho pensato molto, ultimamente ho troppe difficoltà da affrontare», dice Gennaro Giordano, titolare della Nuova Piedigrotta 2 e del Fortino di Don Peppe, storiche pizzerie di Reggio. Tutta colpa del Covid: «La nuova variante ci sta mettendo in ginocchio, ogni giorno non sappiamo chi sarà a lavoro e chi dovrà restare a casa. Capita che al sabato pomeriggio scopra all’improvviso che non posso contare su sette persone. La gestione del lavoro è diventata imprevedibile, e sembra di non vedere mai la luce in fondo al tunnel. In questo contesto non sto seguendo i programmi politici, ho bisogno di evadere un po’... ma se dovessi fare un nome per il presidente della Repubblica farei quello di Silvio Berlusconi, che del peggio è il meno peggio. Credo che sia l’uomo di destra più efficace, ed è bravo a non prendersi troppo sul serio».

Marco Maccieri, co-direttore artistico della compagnia teatrale MaMiMò, Berlusconi non lo vorrebbe proprio: «Dobbiamo davvero riprendere a occuparci di una persona invece di avere una persona che si occupa dello Stato? Il sogno nel cassetto è una donna del calibro di Liliana Segre, che incarna i valori repubblicani e che potrebbe aiutarci molto adesso che si parla tanto di “poteri forti”, “dittatura sanitaria”... Però mi piacerebbe anche Graziano Delrio. So di essere molto reggiano nel dirlo, ma un presidente della Repubblica reggiano avrebbe qualcosa in più: per il nostro modello di pensiero, di operosità, di fare le cose e farle in maniera condivisa».

Un “secondo voto” a Delrio arriva da Marco Massari, direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio, da due anni in trincea nella lotta al Covid: «Mi piacerebbe che il prossimo presidente della Repubblica fosse una persona di saldi principi, democratici, antifascisti ed europeisti. Un politico di professione, con esperienze almeno a livello nazionale perché la presidenza della Repubblica non è uno scherzo. Una persona che abbia al centro del suo mandato la lotta alle diseguaglianze sociali, economiche e culturali che la pandemia ha fatto emergere clamorosamente. E che valorizzi i beni pubblici come la scuola e la sanità. Credo che l’onorevole Graziano Delrio sarebbe perfetto».

Infine Monica Morini del Teatro dell’Orsa torna con la mente a un’intervista di Enzo Biagi a Monica Vitti: «Lui le domandava perché si battesse per il femminismo e lei rispose sorridente: perché forse è ora. Risponderei oggi nello stesso modo alla domanda: perché desiderare una donna alla presidenza della Repubblica? Perché decisamente è ora. Un Paese civile per non arretrare, per non frammentarsi, deve riconoscere il valore delle donne nella vita sociale e politica. La presidenza della Repubblica non può essere un ruolo riservato ai soli uomini». La proposta di candidare Berlusconi «è grottesca, ma corrisponde ad un’idea di mondo diffusa, a cui siamo assuefatti. Il patriarcato è iscritto nel Dna del potere, per questo teme lo sguardo delle donne, la portata di un sentire che rovescia verticismo e si mette in ascolto. Tanto può dare il contributo delle donne. Lo vediamo oggi più che mai».

Un nome? «Avrei amato Liliana Segre, ma giustamente tanto si è spesa per una intera vita e ha un’età. Ho sentito fare il nome di Giovanna Botteri, ha attraversato il mondo, ha profondità e intelligenza, avrebbe probabilmente visione attenta alla complessità del tempo che viviamo. Ma disobbedendo alle aspettative istituzionali, nel mio mondo ideale immagino una poetessa, una filosofa o un’ecologista, abbiamo bisogno di trovare le precise parole per comprendere ciò che stiamo attraversando, di visioni che ci accompagnano verso il futuro, di orientarci sentendo gli altri come parte di un noi più grande. Aspetto il vento del cambiamento possibile, di donne e uomini più felici insieme. Un mondo di pari dignità. Una donna presidente non è utopia».

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