«Sui minori esplosione di conflittualità Ma il genitore no vax rischia di perdere»

L’avvocato civilista Valeria Munari: «Dalle prime sentenze empiriche il giudice tende a privilegiare l’adulto più orientato» 

reggio emilia. Le cause di divorzio hanno registrato un picco a partire dal primo lockdown. Di recente, a occupare le udienze civili sono i contenziosi tra moglie e marito – spesso divorziati o separati – che, di fronte all’incalzante susseguirsi di normative, estremizzano le loro convinzioni personali e non esitano a intentare una “guerra” sul vaccino ai figli. Un girone infernale e un’esplosione di conflittualità che ha il suo riverbero giudiziario nelle aule, da quando la partita vaccini si è spostata sui minori.

casistica in aumento


«Le crisi familiari sono decisamente aumentate a seguito delle restrizioni causate dalla pandemia, soprattutto dove l’aria di crisi si respirava già prima della forzata convivenza», esordisce l’avvocato Valeria Munari, civilista del Foro di Reggio. «In un clima così poco disteso sono aumentate le “crisi da vaccino”, se così vogliamo chiamarle, che hanno investito le famiglie sotto diversi profili».

questione di principio

«È necessario partire dal presupposto che le difficoltà di rapporti difficilmente discendono da una sola motivazione: piuttosto si può parlare di ennesima goccia che fa traboccare il vaso – prosegue l’avvocato Munari –. Spesso questa goccia altro non è che la profonda delusione di un’aspettativa dell’uno verso l’altro, oppure reciproca, rispetto a questioni sulle quali si ipotizzava un fronte comune: difficilissimo mediare e trovare una soluzione in questi casi. Ancora peggio se si tratta di questioni genitoriali, perché se entrambi i genitori desiderano il meglio per la prole ma la natura di questo “meglio” è diametralmente opposta entrambi hanno il desiderio di maggior tutela ma non concordano sulla realizzazione».

Il legale nota che l’aspetto economico pare secondario. «Questo è un aspetto che mi ha stupito. Se è vero che chi non ha risorse non si affida all’avvocato, d’altra parte la scelta ideologica di non vaccinarsi ha notevoli ripercussioni dal punto di vista del budget familiare perché non tutti possono permettersi sei mesi senza stipendio o continui tamponi». Eppure madri e padri non demordono dalla battaglia di principio.

la competenza

Come dimostra la recente sentenza di Parma, davanti ai primi fascicoli ci si è posti il problema su chi sia l’organo giudicante competente.

«Il dibattito è sorto in relazione alla possibilità che la competenza appartenesse al Tribunale dei Minori: in particolare, emergeva dalla vicenda piemontese che vedeva una madre ricorrere al Tribunale dei Minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta per ottenere l’autorizzazione a somministrare alla figlia il vaccino anti Covid-19, atteso chiaramente il dissenso da parte del padre. Il Tribunale però si dichiarava incompetente – prosegue Munari –. Lo stesso Tribunale di Parma ha chiarito bene i confini della competenza, che in questo caso spetta al tribunale ordinario. A meno che la coppia non sia separanda o separata; se c’è un procedimento in corso, deciderà il giudice per la separazione, perché si sta già occupando di quel nucleo familiare».

no vax soccombenti

Superato lo scoglio della competenza si entra nel vivo della questione. Secondo l’avvocato Munari, «se non sussistono ragioni di natura medica provate, a fronte degli orientamenti attuali esiste un rischio importante di soccombenza per il genitore che rifiuta di sottoporre i figli a vaccino o tamponi in caso di esigenza ravvisata».

Insomma, in aula i no vax tendenzialmente sono sfavoriti.

«Occorre sottolineare che non esiste ancora una giurisprudenza in materia, per ovvi motivi: è troppo presto per poter disporre di una pronuncia di Appello o della Cassazione. E la casistica disponibile nella banca dati del diritto di famiglia è ancora troppo esigua – conferma il legale –. Si può dire che dall’esperienza empirica dei primi casi che, se non si possono addurre motivi prudenziali e “scusabili”, il giudice tende a privilegiare il genitore più orientato».

Non per conformismo, ma perché i no vax non possono portare prove a suffragio della loro tesi.

«La signora di Parma ha perso, nonostante avesse presentato una corposa memoria, non per un presunto torto ma perché non ha assolto all’onere della prova».

dipende dall’età

Un altro aspetto, sottolinea l’avvocato, è legato alla fascia d’età dei figli. «I minori di dodici anni non vengono ascoltati, per loro non è rilevante l’aspetto sociale e tutto è nelle mani dei genitori – spiega il legale –. Se invece il figlio è un adolescente o preadolescente, come nel caso dei due gemelli di 14 anni, il parere maturato dal ragazzo minorenne viene raccolto dal giudice e ha un peso specifico». In tal caso forzare la volontà della progenie, in un senso o nell’altro, può costare caro. «Spesso nelle separazioni il ragazzino si trova preso tra due fuochi. Tentare di convincerlo a seguire un impianto ideologico genitoriale univoco, a scapito dell’opinione dell’altro genitore, può generare un conflitto di lealtà» e comportare, oltre alla condanna e al pagamento delle spese processuali, «il risarcimento dei danni».

il consiglio

Secondo Munari «arrivare in tribunale non è un buon traguardo dal punto di vista delle capacità genitoriali. A volte purtroppo è inevitabile, ma prima di adire alle vie legali è sempre meglio chiedere una consulenza preventiva. È bene che l’avvocato profili correttamente, caso per caso, un parere in punto alla buona riuscita del procedimento». Un altro consiglio per non lanciarsi contro i mulini a vento è di «avvalersi del sostegno di altre figure professionali, che ritengo debbano sempre lavorare in team con gli avvocati quando si tratta di diritto di famiglia: mediatori, counselor (personale specializzato), psicologi dell’età evolutiva».

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