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Reggio Emilia, l’inquilino moroso viene sfrattato ma al proprietario di casa resta il cane

La paradossale situazione denunciata dai padroni di casa: «Costretti a farcelo affidare, ma ci costa più di un affitto»

REGGIO EMILIA. Sfrattato con atto esecutivo, accetta di andarsene di fronte all’ufficiale giudiziario, ma lasciando in casa il suo cane, un molosso. E l’ufficiale, accetta di eseguire lo sfratto solo dopo che il proprietario si è preso in carico l’animale. È la paradossale situazione in cui si trovano l’ingegner Massimo Francia e la moglie, proprietaria di un alloggio in zona Canalina.

I fatti si sono svolti ieri. «Alle 9 era fissato il secondo accesso, dopo 60 giorni dal primo, alla presenza della polizia, in un’unità immobiliare di proprietà di mia moglie, in via Rabbeno, per eseguire lo sfratto di un inquilino moroso da alcuni anni – racconta –. Il problema sorge quando l’ufficiale giudiziario, già a conoscenza della presenza di un animale di grossa taglia, chiede all’inquilino, proprietario del cane che dovrebbe essere regolarmente microchippato, di portare con sé l’animale».


E quest’ultimo. spiegando di avere difficoltà a portarlo con sé, lo lascia lì. A quel punto, spiega Francia, l’ufficiale «dichiara che, se l’animale resta e nessuno se ne prenderà cura, non è in grado di eseguire lo sfratto. A questo punto, dopo che il giorno prima avevo provato a contattare, anche tramite un legale, il canile, i Forestali, alcune associazioni volontarie che devo ringraziare per l’impegno, la pensione per animali “La Quiete”, che giustamente vuole essere pagata, sono stato costretto di fatto a prendere in cura temporaneamente l’animale».

Almeno, perché lo sfratto potesse avvenire. Questo perché, spiega, «i forestali che devo ringraziare per il tempo dedicatomi e per le telefonate effettuate, mi rimandano al Comune; il Comune, ovvero la polizia locale mi rimanda alla Quiete, che mi ripete: il costo di 10 euro al giorno più Iva per il pensionamento».

«Se non fosse un situazione tragica per l’animale, verrebbe da sorridere perché l’ufficiale giudiziario sostiene che se il proprietario del cane non lo prende con sé, non può eseguire lo sfratto. Quindi il proprietario del cane diventa di fatto proprietario dell’immobile di mia moglie? Se non fossimo diventati, controvoglia in quanto probabilmente non saremo in grado di garantire all’animale la necessaria qualità di vita, custodi temporanei del molossoide avremmo dovuto pagare a una struttura circa 366 euro al mese, circa 4.400 euro l’anno. Ma per quanti anni? Per un animale non di proprietà, che non possiamo “cedere” in quanto non proprietari...».

«Fatti due rapidi conteggi, conviene tenere vuoto l’immobile rinunciando a un ipotetico affitto e non pagare la struttura. Credo e spero che questa folle situazione sia semplicemente dovuta a una non voluta mancanza e che per il bene di tutti, soprattutto dell’animale che è certamente una vittima, si risolva nel minor tempo possibile. La mia è una richiesta di aiuto» dice. Intanto, il cane resta nell’appartamento.

El.Pe.

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