Emergenza finita Gli sfollati tornano nelle loro case dopo la fuga di gas

Il guasto è stato riparato ma è stato necessario controllare tutti gli impianti per scongiurare risacche di metano   

Adriano Arati

SCANDIANO. Nel tardo pomeriggio di ieri – dopo oltre 24 ore di lavori e una notte passata fuori casa per 165 residenti del quartiere Cappuccini-Bismaar – in tutte le palazzine di via Palazzina e vie Beucci a Scandiano sono tornate luci e gas. Con la revoca dell’ordinanza di evacuazione firmata dal sindaco Mateo Nasciuti, si è chiusa ufficialmente l’emergenza e un intero paese ha potuto tirare un lungo sospiro di sollievo.


Già al mattino i residenti avevano potuto rientrare brevemente per prendere abiti e oggetti di prima necessità, sempre accompagnati dai vigili del fuoco. Gli stessi che hanno effettuato accurate ispezioni, edificio per edificio, azionando anche una serie di ventilatori pensati proprio per liberare gli ambienti chiusi da eventuali residui delle esalazioni.

i controlli

Il grande nodo rimasto era proprio relativo alla presenza di “sacche” di metano rimaste in qualche snodo, che con il ritorno della corrente avrebbero potuto portare a fiamme e scoppi. Un lavoro delicato e necessario, da effettuare in ogni palazzina.

Alle 14 le prime utenze hanno riavuto l’energia elettrica oltre al gas; poco dopo le 18 anche per le residenze nei punti a maggior rischio è arrivato il via libera. Progressivamente, quindi, sia le caldaie che i vari circuiti alimentati ad elettricità hanno ripreso a funzionare, anche se oltre ventiquattro di assenza di energia e le finestre spalancate a lungo hanno lasciato temperature piuttosto severe, oltretutto dopo la notte più fredda di questo 2022 appena iniziato. Per questa ragione, c’è chi ha scelto di dormire comunque fuori un’altra notte.

Tante precauzioni sono state prese anche per chi già era positivo al Covid – 46 in tutti, solo tra gli evacuati. E proprio in relazione a questo, nelle prossime ore le strutture che hanno visto passaggio di sfollati e addetti verranno sanificate e pulite prima di essere rimesse a disposizione degli abituali utilizzatori.

Alla fine, la stima è di una quantità spropositata di gas uscito. Si parla di migliaia di litri di gas metano fuoriusciti. Il tutto provocato dalla ditta di escavazione incaricata di creare i condotti per il passaggio della fibra per la banda larga Tim, che ha inavvertitamente intaccato le tubature con un escavatore che mercoledì pomeriggio era in azione in via Palazzina, provocando quella che è diventata una enorme fuga di gas, subito percepita dal fortissimo odore emanato che si è diffuso in zona.

L’emergenza

Scandiano si è così improvvisamente trovata davanti al rischio, elevatissimo, di esplosione, legato soprattutto all’infiltrazione del metano in condotti, pozzetti, armadi e centraline elettriche delle abitazioni e dei negozi della zona. Per ridurre al minimo il pericolo, gli operatori Enel subito avvisati avevano tolto la corrente elettrica a tutta l’area, mentre i tecnici di Ireti avevano avviato le complicate manovre di isolamento del tubo lesionato, con la necessità di completare sfoghi gassosi e procedure di sicurezza, prima di procedere alla sostituzione della sezione. Sul posto, a presidiare dal primo minuto di quando è scattata l’emergenza sino alla fine, c’erano i vigili del fuoco del comando di Reggio Emilia.

I SOCCORSI

L’emergenza a Scandiano ha messo in moto la complessa macchina dei soccorsi, con l’apertura di un Coc (Centro operativo comunale) nel vicino circolo Bisamar e l’istituzione di una zona rossa nei punti più vicini alla perdita, fra via Palazzina e via Beucci, nel perimetro in cui si trovano quattordici palazzine. Si parla di uno dei principali quartieri residenziali scandianesi: il numero delle persone in qualche modo coinvolte ha rapidamente sfiorato le quattrocento unità. Sin dal pomeriggio di mercoledì è stato chiaro che entro sera non sarebbe certo stato possibile completare le riparazioni e ripristinare il flusso del gas, né tantomeno riallacciare la corrente elettrica: la presenza di decine di pozzetti e centraline di caldaie e impianti elettrici in cui il gas si sarebbe potuto infiltrare rendevano il pericolo troppo concreto, dopo aver evitato che un’accensione involontaria al momento della perdita provocasse combustioni. Senza luce e senza gas, in un periodo con temperature così rigide, anche nelle abitazioni non soggette all’evacuazione per molti la soluzione è stata dormire altrove; mentre 165 persone, residenti nella zona rossa sotto ordinanza, hanno obbligatoriamente dovuto trovare una sistemazione fuori casa. Comune, Unione Tresinaro Secchia e il coordinamento di Protezione Civile si sono attivati per provvedere ad una sistemazione per chi ne avesse necessità, in una manovra resa ancora più intricata dal periodo: diversi scandianesi sloggiati erano chiusi in quarantena, per positività al Covid, ed alcuni altri erano privi di green pass rafforzato, condizione necessaria per poter soggiornare in un albergo in queste settimane. Gran parte degli sfollati si è arrangiato contattando parenti e conoscenti, rispolverando seconde case o scegliendo in autonomia una struttura ricettiva. Ventinove persone si sono affidate al Comune e all’Unione, che hanno chiesto disponibilità a hotel e agriturismi di Scandiano, Reggio, Albinea e Casalgrande sino a dare risposta a tutte le esigenze. I quattro componenti di uno stesso nucleo, tutti positivi, sono stati ospitati dalla casetta degli scout a fianco della scuola San Francesco, dall’altro lato del parco che affianca via Palazzina, e la palestra scolastica è stata trasformata rapidamente in un punto di prima accoglienza in cui far sostare al caldo chi non poteva più restare fra le proprie mura. Per presidiare la zona rossa, sono stati poi coinvolti tanti volontari, preziosi anche per dare informazioni a chi, tornando dal lavoro o da qualche impegno, si è ritrovato impossibilitato a rinetrare a casa. Fino a ieri sera, quando il sindaco ha ufficialmente decretato la fine dell’emergenza.

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