Contagi stabili ma in Rianimazione solo otto posti letto per i non Covid

In tutta la provincia di Reggio Emilia occupati 226 posti su 254, di cui 21 in Terapia intensiva. A scuola 101 classi sotto osservazione, 54 in quarantena 

REGGIO EMILIA. «Continuiamo a registrare un elevato numero di positivi, ma negli ultimi giorni stiamo assistendo a un leggero rallentamento nella crescita dei contagi e questo è per noi un raggio di speranza, ci fa capire che siamo vicini al plateau». È Nicoletta Natalini, direttore sanitario dell’Ausl di Reggio, a invitare a guardare con fiducia alle prossime settimane: infatti dopo la stabilizzazione dei contagi (il plateau è la condizione in cui non si ha alcuna differenza tra la somma dei casi di una settimana e di quella precedente) si assiste sempre a una loro discesa.

Certo non si può ancora dire di essere fuori dal momento critico: «Negli ultimi tre giorni – spiega Natalini – abbiamo avuto un’incidenza di 2.100 positivi ogni 100mila abitanti, mentre nei tre giorni precedenti i positivi erano 2.250 ogni 100mila abitanti. Una leggera riduzione, ma c’è».


IN OSPEDALE

Purtroppo gli effetti di questo rallentamento non si sono ancora manifestati in ospedale, dove la situazione resta seria. Nell’ultima settimana, particolarmente negativa, il saldo tra dimessi e ricoverati ha avuto spesso segno negativo: «E questo – spiega Giorgio Mazzi, direttore del presidio ospedaliero – ha reso necessario aumentare ulteriormente la dotazione di posti letto Covid. In questo momento abbiamo più ricoverati rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: dalla fine del dicembre 2020, infatti, i contagi si erano via via ridotti fino a febbraio del 2021, per poi risalire in marzo. Ieri avevamo 226 pazienti ricoverati per Covid, il dato più alto da aprile 2021».

Buone notizie arrivano dal pronto soccorso: a fronte di 381 accessi di media della scorsa settimana con 59 positivi, nell’ultima settimana la media è stata di 343 accessi di cui 50 positivi. Si mantiene stabile la media dei ricoveri: circa 18 al giorno. I pazienti, però, arrivano in ospedale dopo diversi giorni dalla comparsa dei sintomi e dell’aggravarsi della loro condizione, con il risultato che la degenza si allunga. «Rispetto alla scorsa settimana, quando i posti letto Covid erano 226 – ricorda Mazzi – questa settimana abbiamo riconvertito altri 28 posti letto: adesso la dotazione per i pazienti positivi è di 254 posti letto, il numero più alto dal maggio scorso, di cui 21 in terapia intensiva al Santa Maria Nuova». Per i non Covid restano solo otto posti letto. «Una dolorosa decisione – commenta Mazzi – che comporta ovviamente una ulteriore riduzione dell’attività chirurgica ordinaria. In tempi normali la terapia intensiva avrebbe 12 posti».

Dei 226 ricoverati registrati ieri (con un tasso di occupazione dei posti letto del 92%), 16 sono in Terapia intensiva al Santa Maria Nuova (dove il tasso di occupazione è pari al 76%), 31 in Pneumologia (tasso di occupazione del 97%), 5 in Medicina d’urgenza, 72 in Medicina cardiovascolare, 30 in Malattie infettive, 5 in Ortogeriatria, due in Otorinolaringoiatria, 5 in Ostetricia, 8 in Pediatria (dove i bambini e i lattanti sono stati ricoverati per febbre alta e convulsioni, difficoltà ad alimentarsi, difficoltà respiratorie, sintomi gastrointestinali), 13 in Medicina interna a Guastalla, 29 in Medicina interna a Scandiano, 6 nella lungodegenza di Castelnovo Monti. Altri pazienti sono ricoverati nella Cra Covid di Scandiano.

«Con una degenza media dei pazienti di 10 giorni – aggiunge Mazzi – siamo ancora lontani dal tirare un sospiro di sollievo: anche se dovessimo raggiungere presto il plateau, infatti, i benefici in ospedale arriverebbero con un ritardo di almeno una settimana e mezzo». A complicare le cose sono le assenze tra il personale: gli operatori a casa (tra malattia, sospensione e altro) sono circa 250.

FRONTE SCUOLA

Dati per nulla confortanti arrivano dalla scuola, che ha risentito del periodo delle festività. Nella prima settimana di attività scolastica, infatti, sono 101 le classi prese in carico dall’Ausl. «Di queste – spiega Emanuela Bedeschi, direttore del dipartimento di Sanità pubblica – 47 sono alla scuola primaria con un solo caso per classe, e dunque gli scolari continuano a frequentare con obbligo di indossare la mascherina Ffp2 e vengono sottoposti al tampone nel giorno 0 e poi dopo 5 giorni per un ulteriore controllo. Ci sono poi 54 classi in quarantena: 22 sezioni di nido o scuola dell’infanzia, con un solo caso positivo; 11 classi di scuola primaria in cui a seguito del primo tampone sono stati trovati altri positivi; 21 nella scuola secondaria di primo grado dove si sono verificati più di due casi». In tutto sono 710 i ragazzi in quarantena, a cui si sommano 12 docenti. I focolai attivi (ovvero le classi in cui si sono registrati più casi di positività) sono 32.

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