Tutti i vescovi di monsignor Ghirelli «Rapporti positivi nella diversità»

Il parroco di San Pietro chiamato nel Capitolo Vaticano «Stima per Camisasca. Morandi? Ho insegnato con lui» 

Ambra Prati

reggio emilia. «Conosco il nuovo vescovo Giacomo Morandi, per anni siamo stati colleghi di insegnamento allo Studio Teologico Interdiocesano di Reggio, Modena, Parma e Carpi. Ma non so se sarò ancora a Reggio quando si insedierà. Quanto al vescovo Massimo Camisasca, mi lega una profonda stima». Monsignor Tiziano Ghirelli, 68 anni, parroco di San Pietro a Reggio, chiamato da Papa Francesco nel Capitolo Vaticano come canonico della Basilica di San Pietro a Roma, commenta così il cambio alla guida della Diocesi di Reggio-Guastalla. Una diocesi in questo periodo nei pensieri del pontefice, con promozioni di peso sull’asse Roma-Reggio.


Tante novità nella nostra chiesa. Conosce il nuovo vescovo Morandi?

«Non ho potuto essere presente fisicamente alla pubblicazione, ma ho seguito tutto. Non mancheranno le occasioni di camminare insieme, all’interno del Sinodo».

E sul vescovo che ci ha guidato per nove anni e che a breve sarà emerito?

«È stato un rapporto di stretta e reciproca collaborazione. Ho avuto a che fare con diversi vescovi: a partire da Monsignor Baroni che mi ha ordinato sacerdote, Gibertini che mi ha chiamato come suo segretario particolare, in seguito Caprioli. L’elenco è lungo e mi sono trovato bene con tutti: c’è sempre stato un rapporto costruttivo. All’insegna della diversità come ricchezza. Mai perdere di vista l’obiettivo fondamentale: tendere all’unità».

Quando farà le valigie per la capitale?

«Non so, per ora sono a Reggio. Non ho avuto alcuna indicazione né sui tempi né sull’organizzazione logistica e tantomeno sui contenuti della nomina. Sono nel limbo. Reggio, in ogni caso, mi mancherà».

Ha avuto attestati di stima?

«Ho saputo della mia nomina, avvenuta il 18 dicembre, da una telefonata del nunzio monsignor Giordana. Poi, d’intensa con il vescovo Massimo, l’annuncio è stato reso pubblico la vigilia di Natale. Da quel momento è stata una grandinata di messaggi, davvero tantissimi: mi sono sentito circondato dall’affetto delle persone. Spero di essere all’altezza».

Cosa fa un canonico del Capitolo di San Pietro?

«Intanto il cosiddetto Capitolo di San Pietro è un’istituzione millenaria, che come tutte le cose umane si deve ripensare nel futuro. Ed è esattamente quello che sta facendo Papa Francesco, che ha avviato una riforma del Capitolo e della Fabbrica di San Pietro. Pensi che il Capitolo è stato fondato nel 1053 allo scopo di curare l’aspetto liturgico e di preghiera all’interno della basilica vaticana: questa è la sua funzione principale. Attualmente però è fondamentale fare riferimento alla riforma, avviata nell’estate scorsa, per il rilancio dell’animazione liturgica all’interno della basilica e i progetti per la tutela e la valorizzazione del complesso monumentale. Credo di non sbagliarmi dicendo che il mio compito si colloca all’interno di questo rilancio».

Lei potrà celebrare messa in San Pietro?

«Sì, i canonici hanno il compito di celebrare la messa e curare le celebrazioni liturgiche. Ma anche trovare delle formule nuove per l’accoglienza dei visitatori. Aggiungo che il Capitolo è chiamato a opere di assistenza e aiuto ai bisognosi. Altro compito che “svecchia” queste istituzioni è che Capitolo e Fabbrica vogliono ricominciare a pensare a scuole di formazione alle arti e ai mestieri, per recuperare mestieri dimenticati e dare la possibilità ai giovani di inserirsi in qualche attività lavorativa: questo è importante e attuale».

La sua esperienza nell’allestire il Museo Diocesano ha contato?

«Per più di vent’anni ho operato all’interno della nostra Diocesi di Reggio-Guastalla e per dieci anni anche all’Ufficio nazionale Beni Culturali della Cei. Il Museo diocesano è stato inaugurato nel 2006 (prima non esisteva). E ancora il lungo e interessantissimo lavoro di recupero delle chiese danneggiate dal sisma del 2012, ormai alle battute finali».

Conosce bene Roma?

«Sì perché dai primi anni Duemila fino a oggi ho accompagnato numerose persone e gruppi a visitare la capitale. Il taglio di queste visite era quello di recuperare il legame tra il manufatto artistico e architettonico e i suoi significati teologici; un aspetto che purtroppo oggi si è perso, a tutto vantaggio dell’arte. Credo che la grande novità della riforma del Papa sia dare un valore aggiunto a quello che già fanno le guide turistiche; può capitare ancora di vedere turisti con berrettino e gelato davanti alla Pietà di Michelangelo, ma c’è la possibilità e la necessità di offrire di più. L’obiettivo, forse ambizioso, è far sì che il patrimonio culturale delle nostre chiese riprenda a “narrare”, a raccontare il motivo per cui quell’opera è stata commissionata e realizzata a servizio di Dio. Davanti alle bellezze di Roma si può davvero riscoprire il trascendente».

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