Strage, Caruso ammette altri 10 testimoni e chiede il confronto Bellini-Picciafuoco

In aula saranno sentiti anche Bolognesi e l’ex magistrato Turone. Attesi domani i consulenti della difesa sul video in stazione

REGGIO EMILIA. Altri dieci testimoni. E un confronto fra Paolo Bellini e Sergio Picciafuoco, criminale comune ritenuto vicino all’estrema destra, sicuramente in stazione il 2 agosto 1980, già assolto in via definitiva dall’accusa di essere stato uno degli esecutori dell’attentato e già sentito ad ottobre come testimone assistito. Si allungano i tempi del processo sulla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna a carico della Primula Nera reggiana ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini.

La Corte d’Assise di Bologna, presieduta da Francesco Caruso, ha infatti deciso di ascoltare alcuni nuovi testimoni e di riconvocare Sergio Picciafuoco, che sarà sottoposto ad un confronto con Bellini, e Vincenzo Vinciguerra, ex esponente di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, per il quale si ritiene necessario un supplemento d’esame.


LA LISTA

Tra i nuovi testimoni che la Corte ha deciso di convocare ci sono invece Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage, quattro studiosi, ricercatori, storici ed esperti che si sono occupati dell’attentato in stazione, vale a dire i giornalisti Roberto Scardova, Antonella Beccaria, Giorgio Gazzotti e Gigi Marcucci, e gli ex magistrati Giuliano Turone, Claudio Nunziata e Leonardo Grassi. Questi ultimi verranno ascoltati in merito alle indagini sulla strage dell’Italicus e «su quanto – si legge nell’ordinanza della Corte – a loro diretta e personale conoscenza su ostacoli, depistaggi e deviazioni che abbiano, nel corso degli anni, ostacolato il loro lavoro sui temi del processo o su temi collegati». Vinciguerra, inoltre, verrà sentito anche per «verificare la sua disponibilità a dire ciò che ha espressamente dichiarato di non voler fin qui riferire nonostante l’ampiezza delle circostanze sulle quali ha deposto in questo e in altri processi».

I CONSULENTI

Nella prossima udienza, in programma domani, è prevista l’audizione di due consulenti della difesa di Bellini, che si è sempre proclamato estraneo all’attentato, mentre i nuovi testimoni saranno sentiti a partire dall’udienza successiva. Si comincerà con Bolognesi, mentre Picciafuoco e Vinciguerra testimonieranno per ultimi, quasi certamente nell’udienza del 28 gennaio.

L’INCONTRO A REGGIO

In occasione dell’ultima deposizione di Picciafuoco, a ottobre, in aula non sono mancati momenti di forte tensione. A scatenarle sono state alcune dichiarazioni fatte proprio dallo stesso Picciafuoco, che in quella circostanza è arrivato a smentire delle dichiarazioni che aveva messo a verbale negli anni ’80: un atteggiamento che finì per irritare anche Francesco Caruso, presidente dell’Assise. Il testimone aveva infatti esordito contraddicendo una relazione della questura di Reggio del 22 ottobre 1990, in cui viene ricostruito un incontro tra lui e Bellini avvenuto 10 giorni prima.

Incontro nel quale, durante un pranzo al ristorante dopo un giro in auto, Picciafuoco chiese a Bellini di prestargli dei soldi e di procurargli una pistola. Da testimone, Picciafuoco ha invece sostenuto di aver conosciuto l’imputato solo in carcere e di aver scambiato con lui poche parole. Queste dichiarazioni hanno portato Caruso ad avvisare Picciafuoco, avviso ribadito anche in seguito, del rischio di essere indagato per falsa testimonianza, senza ottenere però che il teste cambiasse atteggiamento.

«provocatore»

Non solo. Picciafuoco sottolineò poi più volte che Bellini è un collaboratore di giustizia e quando Caruso gli ha chiesto il motivo di queste sottolineature ha aggiunto che «a volte i collaboratori sono stati utili, ma in altri casi hanno detto menzogne pazzesche» e che «Bellini ha detto che è un mio amico, ma non è un mio amico». Frase che ha mandato la Primula Nera su tutte le furie, accusandolo di essere un provocatore.

Una volta uscita dall’aula Picciafuoco, Bellini in quella circostanza aveva preso la parola e, pur riconoscendo di aver effettivamente conosciuto Picciafuoco in carcere, ha raccontato la sua versione dei fatti, affermando che lo stesso Picciafuoco «venne due volte a Reggio Emilia». Nel primo caso, aggiunse Bellini, «non mi trovò e passò una notte nell’albergo di mia madre», mentre la seconda volta, il 12 ottobre 1990, «abbiamo pranzato insieme», come documentato anche dalla relazione della Questura reggiana. In quell’occasione, spiegò la Primula Nera, «Picciafuoco si comportò come un grande provocatore, perché venne da me a chiedermi dei soldi e una pistola», e al suo rifiuto «cominciò a fare il pazzo».

E ancora: «Io, che avevo con me una pistola, volevo portarlo in campagna per sistemarlo, ma poi cambiai idea».

Infine, la Primula Nera ha voluto precisare di aver telefonato, in seguito, alla sorella di Picciafuoco e di averle detto che il fratello «non doveva più farsi vedere». Circostanze sulle quali la Corte guidata da Caruso vuole tornare a vederci chiaro.

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