In un giorno 300 persone disertano la prenotazione per il tampone molecolare

Capelli (Fcr): «Noi siamo in affanno e i doppi appuntamenti sono un vero spreco». Da qui l’intenzione dell’Ausl di Reggio Emilia di istituire un sistema unico di prenotazioni

REGGIO EMILIA. L’altro ieri sono stati sprecati – dal momento che non si è presentato nessuno tra coloro che avevano l’appuntamento – ben trecento tamponi molecolari prenotati sia al drive trough del Santa Maria Nuova sia in quelli di altri ospedali provinciali. Ieri il bollettino negativo è stato lievemente inferiore: duecento. «Si tratta in ogni caso di uno spreco enorme di energie e di risorse», dichiara il presidente delle Farmacie Comunali Riunite Andrea Capelli, che a tal proposito lancia un appello ai reggiani: «Se avete appuntamento in farmacia per l’antigenico e nel frattempo vi arriva l’sms del tampone molecolare dell’Ausl, o il contrario, per favore disdite uno dei due. Altrimenti l’intero sistema si inceppa, si perde tempo e non recupereremo mai i ritardi».

I cittadini non si presentano al tampone molecolare per una pluralità di concause: perché la normativa ha stabilito che bastano i tamponi antigenici (e la fase di transizione ha creato non poca confusione), perché sono usciti o entrati in isolamento (il turn over è tuttora vorticoso) e perché, di fronte alle difficoltà di ottenere un appuntamento in tempi brevi in farmacia, si tentano tutte le strade. 
 
Tuttavia il fenomeno è un cane che si morde la coda per il sistema sanitario, che già arranca a esaudire le richieste. Per questo motivo l’Ausl ha annunciato l’intenzione di creare un sistema informativo di agende di prenotazione, «non ancora operativo e in una prima fase limitato ai tamponi di fine quarantena (cioè quelli dei contatti)», che va nella direzione «di supportare le farmacie in un momento di grande afflusso di cittadini agli sportelli e di assalto di telefonate per la richiesta di appuntamenti».
 
Tra la ripresa delle attività, anche sportive, dei figli e il dilagare dei contagi non c’è famiglia che non abbia richiesto un tampone in farmacia, trovando disponibilità nei quindici-venti giorni seguenti; i più trovano risposta rivolgendosi a farmacie di piccoli cove l’assalto alla diligenza è numericamente minore. 
In contemporanea le stesse Fcr sono alle prese con la carenza di personale per effettuare i tamponi. Da qui l’appello recente dell’Ausl agli isolati positivi di non recarsi in farmacia, per mettere in sicurezza i presìdi e per evitare i contagi tra i farmacisti, che però proseguono. 
 
«Su 180 farmacisti di Fcr ogni giorno registriamo una ventina di nuove positività – prosegue Capelli –. È da diverse settimane che stiamo lottando per assicurare il servizio ordinario e i turni h24 e nei festivi (che le farmacie private non svolgono). Come Fcr stiamo implementando i tamponi: in questi giorni allestiremo gli ambulatori dedicati alla fine quarantena, come da prescrizione Ausl».
 
Il problema principale dei tamponi resta il personale. «Per logistica e spazi le soluzioni si trovano». Mentre per il personale il bacino dal quale si può attingere è risicato. Sono arruolabili «biologici o chimici di laboratorio, infermieri e farmacisti (i medici, anche specializzandi, per legge non possono collaborare con le farmacie). La platea dei tamponatori corrisponde a chi è iscritto a un ordine o a un albo professionale sanitario». Albi che sono stati perlustrati in lungo e in largo, senza esito: impossibile trovare infermieri, che già scarseggiano nelle Asp.
 
«Se ci sono dei laureandi o specializzando in queste professioni sanitarie si faccia avanti – conclude Capelli –. Potranno stipulare contratti temporanei con Fcr per eseguire i tamponi, sotto la supervisione del farmacista titolare del procedimento». 
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