Preso il capo della baby gang che terrorizzava i ragazzi di Torino

torino. Sapeva da alcuni giorni che la polizia era sulle sue tracce e, per questo motivo, si era nascosto a casa di un parente. L’espediente non è però servito a El Messaoui Marouane, 20enne di origine marocchina, per evitare l’arresto. A Torino la polizia ha eseguito nei suoi confronti la misura cautelare per due rapine aggravate. Rischia una condanna a vent’anni di carcere. Il giovane, residente a Vauda Canavese (Torino), è ritenuto dagli inquirenti un elemento di spicco, se non addirittura il leader, di una delle baby gang che negli ultimi mesi hanno imperversato nel centro del capoluogo piemontese, terrorizzando i residenti e soprattutto i ragazzi che venivano aggrediti e derubati. Il fenomeno è quello delle cosiddette “bande liquide”, come quelle che la notte di Capodanno, a Milano, si sono rese protagoniste delle violenze in piazza Duomo. Giovani e giovanissimi, minorenni o appena maggiorenni, per lo più nordafricani o italiani di seconda generazione, che aggrediscono e rapinano «anche solo per comprarsi un cheeseburger o per indossare il bottino, per lo più abiti e occhiali griffati», spiegano gli inquirenti. Al ventenne, che non ha nulla a che fare con le vicende di Milano, gli investigatori sono arrivati grazie alle immagini di videosorveglianza della zona dove la baby gang agiva, nei pressi dell’Università tra via Po e via Verdi. Il gruppo, di cui El Messaoui Marouane era il più anziano – e per questo, era considerato una sorta di capo – si ritrovava sempre davanti a un fast food di via Sant’Ottavio. Secondo l’accusa il 28 novembre la gang ha aggredito dopo la mezzanotte un 17enne: due lo tenevano fermo mentre gli altri gli sfilavano il giubbotto, la felpa di marca e l’iPhone per poi fuggire dopo aver colpito con un pugno al volto il fratello del rapinato, intervenuto per difenderlo. L’altro episodio il 9 dicembre. «Prestami il giubbotto, te lo restituisco domenica», avrebbe chiesto il 20enne a un 16enne incontrato davanti al fast food. Ottenuto il Moncler, avrebbe poi minacciato il ragazzino che in lacrime gli implorava di restituirgli il piumino. Per El Messaoui Marouane i problemi giudiziari erano però cominciati ancora prima. Denunciato per rapina a gennaio di un anno fa, contro di lui era stato emesso un foglio di via. Il 31 ottobre era stato poi arrestato dalla polizia per danneggiamento e resistenza, sempre in via Sant’Ottavio, dove un gruppo di adolescenti era stato aggredito dalla gang che voleva i loro cellulari. I giovani erano riusciti a chiamare la polizia, ma una volta arrivati gli agenti erano stati accerchiati e il capo branco si era rifiutato di farsi identificare cercando di afferrare la pistola di un poliziotto.