Parte un supporto psicologico per gli operatori Cra sotto stress

A raccontarlo è Giorgio Faietti, presidente della Federazione  diocesana servizi per gli anziani, secondo cui «a causa del Covid manca il 5% degli addetti»

Roberto Fontanili

REGGIO EMILIA. La lontananza dalla famiglia è uno dei fardelli maggiori che grava su ospiti e parenti. Ma il blocco delle visite agli anziani nelle case di riposo, che sta tornando una triste necessità, sta diventando un problema per gli stessi operatori, già provati da due anni di pandemia.


Un disagio diffuso a cui le 16 strutture presenti nella nostra provincia aderenti a Fedisa (Federazione diocesana servizi per gli anziani), hanno provato a rispondere con l’attivazione di un servizio di supporto psicologico e momenti di formazione dedicati a lavoratori e amministratori.

«Diverse delle nostre strutture – conferma il presidente di Fedisa, Giorgio Faietti – hanno deciso in maniera prudenziale di bloccare le visite dei parenti e abbiamo attivato un centro di ascolto, un servizio di supporto psicologico per i nostri lavoratori e momenti di formazione per confrontarci per trovare insieme le migliori opportunità di servizio per i nostri anziani». Agli operatori, continua, «va un grazie perché sono due anni che vivono una grande tensione e si sono fatti carico di sforzi rilevanti, anche quando si sono dovuti separare dalle loro famiglie per garantire il servizio ai nostri ospiti. A cui, proprio nel momento in cui non possono avere vicino i loro cari, deve essere riservata ancora una maggior cura per farli sentire meno soli».

Dopo averci confermato l’incontro con l’Ausl per affrontare il tema dell’aumento dei contagi tra gli operatori delle case di riposo, il presidente Faietti sottolinea che nelle strutture aderenti alla federazione «si è provveduto a rafforzare i contatti con le famiglie. Le telefonate e le video chiamate tra gli ospiti e i loro familiari sono giornaliere per quasi tutti, così come sono stati rafforzati i controlli con i tamponi che vengono effettuati sia agli ospiti e soprattutto agli operatori sulla base delle indicazioni dell’Ausl, proprio perché questi ultimi hanno contatti con persone esterne alla struttura». Rispetto all’insorgenza di focolai nelle 16 strutture reggiane, che dispongono di 816 letti e in cui lavorano circa 600 persone, «ad oggi non risultano focolai. Ma siamo in costante evoluzione. I lavoratori vengono sottoposti a tampone ogni 15 giorni salvo casi di segnalazione di contatti sospetti, così come funziona il controllo per gli ospiti e i manutentori che entrano solo con green pass rafforzato».

A preoccupare invece il presidente di Fedisa è «la scarsità di infermieri, aggravata dall’assenza a causa del contagio del 5% degli addetti». Per il futuro, conclude: «Seguiremo le indicazioni dell’Ausl che ci ha ordinato di tenere posti liberi per le emergenze, sia che si tratti di nuovo ingressi sia nel caso insorgano casi di Covid che vanno posti in isolamento, ma non escludo che anche le nostre strutture in futuro possano decidere di bloccare l’ingresso di nuovi ospiti».

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