Omicidi del 1992: confermati i giudici della condanna a Grande Aracri

Rigettata la ricusazione dei due togati presentata in estate Il difensore: «Ora ricorso in Cassazione contro l’ergastolo»

Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA. Diventa sempre più stretta la strada per Nicolino Grande Aracri. È stata rigettata infatti la sua richiesta di ricusazione dei due giudici togati che lo hanno condannato nel frattempo in Appello all’ergastolo per gli omicidi di mafia del 1992 di Nicola Vasapollo a Reggio Emilia e Giuseppe Ruggiero a Brescello. L’ultima carta per il boss di Cutro si chiama Cassazione, alla quale i suoi difensori, Filippo Giunchedi e Gianluca Fabbri, faranno certamente ricorso contro l’ergastolo inflitto in Appello, che lo scorso ottobre ha segnato un colpo di scena. Un anno prima, infatti, era il 2 ottobre 2020, la Corte d’Assise di Reggio Emilia, presieduta da Dario De Luca, aveva assolto tutti gli imputati «per non aver commesso il fatto», ad eccezione del boss Grande Aracri, condannato all’ergastolo come organizzatore per il solo delitto Ruggiero (era l’autista che aspettò i killer sotto un cavalcavia dell’autostrada).


Nell’ottobre del 2020, invece, sono giunti quattro ergastoli determinando un capovolgimento clamoroso nell’Appello di Aemilia 1992, cold case sui due delitti maturati nell’ambito della guerra di ’ndrangheta nel Reggiano, risalenti a 29 anni fa, che hanno visto sul banco degli imputati Nicolino Grande Aracri, Antonio Ciampà, Angelo Greco e Antonio Lerose. La sentenza era stata emessa dal presidente Orazio Pescatore con a latere Milena Zavatti, entrambi sotto richiesta di ricusazione pochi mesi prima della condanna su istanza della difesa di Grande Aracri perché si erano già pronunciati su Nicolino Sarcone, braccio destro del boss e condannato, in rito abbreviato, a trent’anni per i due delitti del ’92. La ricusazione fu rigettata dalla Corte d’appello di Bologna (da un collegio composto ad hoc) che aveva ritenuto inammissibile la richiesta difensiva. Ma il provvedimento era stato poi impugnato in Cassazione dai legali di Grande Aracri, con rigetto anche da parte della Suprema Corte giunto in queste ore.

Resta quindi in piedi la sentenza d’Appello per la quale Grande Aracri e Ciampà sonon colpevoli di duplice omicidio volontario, premeditato e aggravato dal metodo mafioso (per entrambi gli assassinii sono ritenuti i mandanti, Grande Aracri pure esecutore materiale dell’omicidio Ruggiero), perciò visto il ruolo di maggior peso sono stati condannati a un anno di isolamento diurno. Mentre Lerose e Greco sono stati condannati, sempre per omicidio aggravato dal metodo mafioso, per il solo delitto Ruggiero. Inoltre per tutti i condannati è stata disposta la pena accessoria dell’interdizione legale e dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, al risarcimento danni in favore delle parti civili costituite e al pagamento delle spese processuali delle parti civili, Comune di Brescello e l’associazione Libera).

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