Contenuto riservato agli abbonati

Reggio Emilia, impennata di contagi fra gli operatori. Le residenze per anziani si blindano

Molti i lavoratori delle case di riposo hanno contratto il Covid fuori dal lavoro. E tante strutture interrompono le visite esterne

REGGIO EMILIA. Le residenze e le case di riposo per anziani reggiane si blindano per bloccare sul nascere il rischio di nuovi contagi, che per gli ospiti spesso arriva dall’esterno. Le strutture, che già nella prima fase della pandemia sono state l’anello debole e le più colpite, anche in questa fase di recrudescenza sono sotto pressione e debbono fare i conti con una situazione complicata e con i casi di Covid che si manifestano, oltre che tra gli ospiti, in maggior numero proprio tra i lavoratori di queste strutture.

Una situazione di massima allerta che ha già portato alla chiusura delle visite in cinque delle sette strutture tra residenze per anziani e case di riposo gestite da Asp. Ad oggi tutte le strutture sono praticamente blindate, ad eccezione di Villa Erica e della casa di riposo Omozzoli-Parisetti. La situazione è migliore nei cinque centri diurni gestiti da Asp sul territorio comunale, con il solo Melograno che è stato chiuso.


«In questa fase – conferma la direttrice vicaria dell’Asp, Alessandra Sazzi – diverse strutture sono chiuse alle visite dei parenti, sono stati sospesi per precauzione tutti i tirocini ed è stato disposto il blocco dei nuovi ingressi proprio a causa dell’insorgenza di casi tra gli ospiti e tra i lavoratori e sono in corso tutte le operazioni di controllo e verifica». Rispetto al passato quello che è cambiato, conferma la Sazzi, «è che ci troviamo in presenza di un maggior numero di casi di Covid che sono stati riscontrati tra i lavoratori impegnati nelle strutture rispetto agli ospiti. Ed è chiaro che si tratta di una ulteriore complicazione nel fornire il servizio. Fermo restando il nostro impegno nel garantire il miglior trattamento possibile dei nostri anziani, in quanto la nostra è una organizzazione molto complessa».

Come in passato «le nostre strutture – aggiunge la direttrice vicaria – hanno attivato tutti gli strumenti e le modalità che fin dall’inizio della pandemia sono state messe in campo per mantenere e garantire i contatti con le famiglie». Dalle telefonate da parte degli operatori e degli ospiti ai famigliari, alle video chiamate, alle informazioni sullo stato di salute degli ospiti, proprio per ridurre al minimo quella percezione di solitudine e abbandono che è stata vissuta non solo dagli anziani ma dalle stesse famiglie nella prima fase della pandemia.

Le strutture di Asp hanno adottato un protocollo che consente un monitoraggio costante della situazione sanitaria, spiega la Sazzi, e che prevede «che i tamponi siano eseguiti dal personale interno delle strutture, in stretto collegamento con i servizi dedicati dell’Ausl che poi controlla gli esiti degli esami. Stiamo costantemente eseguendo i tamponi sia sul personale sia sugli ospiti delle diverse strutture proprio per avere sotto controllo la situazione che è certamente complicata».

Allo stesso modo la situazione viene costantemente seguita nei cinque centri diurni dove, come detto, solo al Melograno si sono riscontrati problemi e nelle case residenziali per minori dove invece ad oggi non sono stati rilevati casi di contagio. La situazione non cambia in provincia, come conferma non solo la scoperta di casi di infezione alla casa di riposo nel Comune di Novellara ma soprattutto la riunione convocata d’urgenza ieri pomeriggio tra Ausl e i gestori delle case di riposo proprio per fronteggiare l’emergenza.

Una situazione di allarme che non riguarda soltanto gli ospiti delle residenze per anziani ma il grande numero di operatori di queste strutture che contraggono il virus al di fuori del luogo di lavoro.