Imprese, assente un dipendente su 10 «Tasso raddoppiato: a casa i giovani»

Galli (Unindustria): «Siamo al 10% di assenze al rientro dalle ferie». Luppi (Lapam): «Piccole imprese più penalizzate»

Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA. Un lavoratore su dieci a Reggio Emilia è a casa perché malato o in quarantena. Una media che indica attorno a quota 25mila – cifra ancora “grezza” – il numero dei reggiani che ieri, giorno di rientro per tutti dalle vacanze, sono rimasti bloccati anche da Covid o quarantene che si sono aggiunte alle altre malattie specifiche o di stagione. «Il 10% di assenze che rileviamo in media oggi è un tasso doppio rispetto al recente passo» spiega Claudio Galli, vicepresidente di Unindustria Reggio Emilia, che ha la delega in associazione per sovrintendere all’emergenza Covid. «Il 10% è una media ma abbiamo casi di aziende che superano di gran lunga questa soglia – spiega Galli – Quando non c’era la pandemia il tasso di assenza dal lavoro era attorno al 5% e quello era il livello per considerarlo fisiologico».


GIOVANI MALATI

«A mancare sono soprattutto i lavoratori più giovani, bloccati da contagi o perché in quarantena per contatto con contagiati a loro vicini – spiega Galli – I lavoratori più avanti con l’età sono più coperti mentre i giovani sono coloro che vengono colpiti maggiormente in questo momento dalla malattia. Il 10% di assenti che abbiamo registrato oggi indica un impatto forte ma sarà da ricalibrare nei prossimi giorni e può avere conseguenze diversificate nelle aziende. In un’impresa piccola vuol dire 4 lavoratori su 10, in una grande 40 su 400. Ma l’effetto sull’azienda dipende dal ruolo e dall’importanza del lavoratore assente. Ad esempio, se mancano più persone in una stessa linea, come riferitoci da alcuni associati, pezzi di produzioni devono essere interrotte qualora non ci siano a disposizione dei sostituti».

NODO TAMPONI

Nei giorni scorsi c’era stato il forte richiamo degli industriali visto l’imbuto formatosi nel sistema pubblico dei test, soprattutto per quelli in uscita, che tardando non permettevano a molti lavoratori di uscire dall’isolamento in tempo per tornare al lavoro. «Non siamo ancora in grado di dire se uno dei motivi di questo tasso di assenteismo sia legato al problema dei tamponi in ritardo – avverte Galli – perché per ora è numero estremamente difficile da misurare. Devo dire che, a livello personale, oggi rispetto ai giorni festivi sotto Natale, ho incontrato meno code fuori dalle farmacie. Dobbiamo però continuare a monitorare e puntare a migliorare il sistema in ogni sua parte per conciliare salute e continuità produttiva alle imprese».

LE PICCOLE SOFFRONO

«Il boom dei contagi da Covid 19 dovuti alla variante Omicron sta creando seri problemi al mondo del lavoro, in particolare alle micro e piccole imprese che sono composte da pochi addetti». Già ieri il verdetto da parte di artigiani e piccoli imprenditori è stato netto. Per Gilberto Luppi, presidente generale Lapam Confartigianato di Reggio e Modena, la tensione non si è certo allentata: «Siamo preoccupati in primis per la salute, e confidiamo nel fatto che i vaccini continuino a funzionare permettendo di mantenere sotto controllo la situazione negli ospedali. Tuttavia la situazione nel mondo imprenditoriale è caotica e confusa: chiediamo interventi rapidi per fare chiarezza e per consentire alle imprese di lavorare».

Luppi fa quindi alcune richieste precise a partire dal fatto che, nelle piccole realtà, basta un contagio o due per fermare le aziende: «È necessario proseguire nella strada intrapresa per ridurre i tempi della diagnosi, di certo l’intervento della Regione di far valere anche i tamponi antigenici fatti in farmacia aiuta, anche se le farmacie sono ora prese d’assalto, e andrebbe comunque fatto uno sforzo ulteriore per permettere di fare più tamponi e di convenzionare tutte le strutture private possibili». La misura che consente ai contatti stretti di un positivo, se vaccinati con tre dosi o comunque se vaccinati o guariti entro i 4 mesi, di poter continuare a lavorare sia pure con attenzioni rafforzate e la cosiddetta autosorveglianza, indossando sempre la mascherina Ffp2, «rappresenta sicuramente un passo avanti per il mondo del lavoro, ma in questo momento non basta» secondo gli artigiani. «È anche indispensabile rafforzare il sistema dei tamponi, affidandosi appunto anche ai privati, per liberare il prima possibile le persone che guariscono dal contagio. È poi necessario un intervento urgente del Governo per calmierare i prezzi dei tamponi molecolari e di quelli antigenici, così come è stato fatto per le mascherine».

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