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Contro il Covid in arrivo due nuovi farmaci antivirali: "Ma è più efficace il vaccino"

In arrivo due nuovi medicinali da assumere per via orale dopo essersi contagiati. Massari, Malattie infettive, avverte: «No a false speranze, è più efficace il vaccino»

REGGIO EMILIA. Un particolare anticorpo monoclonale (il Sotrovimab) efficace anche contro la variante Omicron e un farmaco antivirale (il Remdesivir) usato su alcune tipologie di pazienti contagiati e ospedalizzati.
 
Due forme di lotta al Covid a cui si aggiungeranno, nei prossimi giorni, altre due pillole recentemente approvate: il Molnupiravir, arrivato una settimana fa in provincia, e il Paxlovid, prodotto dalla Pfizer e le cui scorte sono attese in Italia nelle prossime settimane, entrambi efficaci se somministrati a 5 giorni dal contagio.
 
Una nuova frontiera su cui combattere pronta a essere occupata ma che non deve illudere gli scettici della vaccinazione: saranno farmaci riservati a pochi pazienti, non così efficaci come si possa pensare e assolutamente non in grado di proteggere al pari di un vaccino.
 
«Sono un’arma in più – commenta netto Marco Massari, direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia – ma non cambieranno la storia di questa pandemia».  Partendo dalla prima pillola, il Molnupiravir, Reggio Emilia ha già ricevuto dalla Struttura commissariale una fornitura di 30 confezioni di farmaco.
 
«La Regione sta stilando un protocollo – spiega il primario – per definire le tipologie di pazienti che ne hanno diritto e le modalità di somministrazione. Fatto questo siamo pronti a partire, direi entro la fine di questa settimana». Su questo antivirale tuttavia, prosegue Massari, «non abbiamo grandi aspettative. Anzi, fra tutti quelli disponibili è il più debole e ritengo avrà uno scarso impatto sul controllo dell’infezione e della malattia sui grandi numeri». Per intenderci, per capire l’efficacia di un farmaco simile si calcola quanti pazienti devono essere trattati per prevenire una ospedalizzazione.
 
Nel caso del Molnupiravir sono 33: «Mi spiego meglio. L’obiettivo è prevenire l’ospedalizzazione nei pazienti che rischiano di evolvere verso forme gravi e con questo farmaco per evitare un ricovero occorrerà trattare 33 persone. In generale non è un granché ma ci sono alcuni malati su cui può essere utile. Penso soprattutto ai pazienti immunodepressi o a quelli non vaccinati con particolari condizioni di rischio».
 
Un’altra “pecca” del Molnupiravir riguarda il rischio che possa causare malformazioni fetali: «Negli studi su animali – prosegue Massari – ha causato interruzioni di gravidanza o, alla nascita, malformazioni fetali. Per questo il farmaco è sconsigliato alle donna in gravidanza, a tutte quelle in età fertile deve essere eseguito un test di gravidanza prima della somministrazione e agli uomini è raccomandato avere rapporti protetti per almeno tre mesi dall’assunzione».
 
Questo antivirale è più efficace del Molnupiravir, riducendo il rischio di ospedalizzazione dell’80% contro il 30% del secondo: «Se ci dovessero arrivare migliaia di pillole – continua Massari – potremmo pensare a un loro utilizzo più capillare. Ma vorrei essere chiaro, questi farmaci non sostituiscono la vaccinazione: con le infezioni virali respiratorie, anche per malattie più lievi come l’influenza, non esistono farmaci che cambiano il decorso in maniera significativa».
 
Lo stesso vale per Sotrovimab, l’unico monoclonale efficace contro Omicron: «Al momento disponiamo di soli due trattamenti che li riserviamo per i pazienti più a rischio di sviluppare forme gravi come i malati in chemioterapia o grave compromissione delle difese immunitarie: nelle prossime settimane ne arriveranno diverse decine ma non sono trattamenti miracolosi come qualcuno vuole far credere. Su cento pazienti che li hanno avuti 90-95 sarebbero guariti da soli».