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Nove ascensori mai entrati in funzione: «Un insulto alle categorie più deboli»

Parla Elena Sberveglieri pendolare e attivista che da anni è mobilitata: «Utenti esasperati per tanti disservizi»

BAGNOLO. Nove ascensori per disabili costruiti tra il 2004, il 2007 e il 2012 in quattro stazioni della linea ferroviaria Reggio Emilia-Guastalla non sono mai entrati in funzione e giacciono in stato di abbandono, deturpati da atti vandalici. E il costo per un loro eventuale ripristino ammonterebbe a 585mila euro.

La segnalazione arriva da Elena Sberveglieri di Bagnolo che parla suo malgrado da “esperta in materia”: come utente che da anni vive sulla sua pelle gli innumerevoli disservizi della tratta, come genitore di una studentessa che prende il treno tutti i giorni e come attivista.


Già da anni, Sberveglieri ha fondato un comitato utenti che su un gruppo Facebook denuncia i ritardi e i problemi riscontrati sulle linea Reggio Emilia-Guastalla: a partire dai ritardi e dalle corse cancellate, senza la necessaria tempestiva comunicazione a chi il treno lo aspetta e deve portarlo a lavoro o a scuola. E sollecita interventi da parte degli enti preposti per arrivare a soluzioni definitive.

Sberveglieri, dove si trovano questi ascensori mai entrati in funzione?

«Due sono nella stazione centrale di Reggio Emilia; due nella stazione di Santa Croce; due nella stazione Mediopadana; e tre nella stazione di Bagnolo. Quelli della Mediopadana sono stati costruiti nel 2012, gli altri tra il 2004 e il 2007. Tutti dovrebbero collegare i binari di Fer con snodi intermodali, parcheggi pubblici e fermate di autobus, per permettere alle persone con mobilità ridotta di poter prendere il treno. Ma non funzionando, tutto ciò rimane un’utopia bella e buona».

Da anni fa attivismo sui social, raccogliendo segnalazioni sulle cose che non vanno. Ma la sua azione in tutto questo periodo, non si è limitata a questo. Ha interloquito anche con gli enti titolari di questa linea ferroviaria. Com’è andata?

«A dicembre del 2018 organizzammo un incontro pubblico con l’ingegner Carlo Alberto Lunghi di Fer, per parlare, tra i vari problemi emersi, anche degli ascensori mai aperti al pubblico. Dal filmato registrato della serata, cui avevano partecipato anche parecchi cittadini, Lunghi ci aveva informato che tutti gli ascensori inclusi quelli della stazione di Bagnolo sono stati costruiti tra il 2004 e il 2007 dal Comune di Reggio, dopo aver ottenuto un finanziamento pubblico».

Cosa emerse da quell’incontro?

«Lunghi ci disse che una ditta di Reggio specializzata nel settore aveva vagliato gli ipotetici costi per la messa in servizio degli ascensori, riscontrando acqua stagnante nelle fosse sottostanti gli ascensori e ossidazione degli impianti elettrici e oleodinamici. Prefigurò anche spese per l’adeguamento normativo. In totale, Lunghi ci informò che il costo per la messa in funzione di ogni singolo ascensore ammontava a circa 65mila euro, per un importo complessivo di 585mila euro. Lunghi disse anche che era previsto un incontro tra Fer, Comune di Reggio e Comune di Bagnolo per affrontare il problema, ma non credo sia mai avvenuto, visto che nulla è cambiato».

Cosa avete fatto, ulteriormente, per cercare di smuovere le acque?

«Come comitato utenti, per chiedere lumi sul mancato funzionamento degli ascensori nel luglio del 2020 abbiamo inviato una mail Pec al direttore generale della Fer, Stefano Masola, al presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, all’assessore regionale per la mobilità e i trasporti Andrea Corsini, al consigliere provinciale per la mobilità Claudia Dana Aguzzoli, ai sindaci dei Comuni serviti dalla ferrovia Reggio - Guastalla. Non abbiamo ottenuto nessuna risposta».

Esiste la possibilità di rivolgersi a organismi di controllo del servizio e tutela degli utenti?

«Sì, esiste, ma l’aspetto paradossale è che essendo i suddetti ascensori installati in un ambito di servizio pubblico, sarebbero soggetti a regole ed adempimenti più stringenti rispetto a quelli previsti in ambito privato. Da parte di Fer, per esempio, ci sarebbe l’obbligo di comunicare informazioni precise circa la data prospettata per il ripristino degli ascensori agli organi preposti alla vigilanza sui trasporti. Cosa palesemente mai avvenuta, essendo i nove impianti di sollevamento fermi da sempre».

Che idea si è fatta di questa vicenda?

«Si tratta di un vero e proprio scandalo, non mi viene un’altra parola più appropriata. Chissà quanti soldi sono costati quegli ascensori mai entrati in servizio, col risultato che per i disabili resta impossibile prendere il treno, nonostante da tanti anni i moderni impianti di sollevamento facciano bella mostra di se sulle banchine. Qualcuno ha ancora il coraggio di definirlo servizio pubblico? Io lo chiamerei, piuttosto, un insulto alle categorie più deboli e una presa in giro per i contribuenti che pagano le tasse. È molto triste per una comunità che ha sempre difeso i diritti dei più bisognosi».

Lei da anni si batte per denunciare i cronici problemi della linea ferroviaria Reggio-Guastalla, che non riguardano soltanto gli ascensori che non funzionano.

«Al di là del problema ascensori, negli ultimi otto anni, fino ad oggi, sul nostro gruppo Facebook ci sono state centinaia di segnalazioni per problemi di ogni tipo postati da molti utenti esasperati. Io stessa ne ho viste di cotte e di crude. Un vero e proprio repertorio in materia di disservizi, ci sarebbe abbastanza materiale per scriverci un libro».

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