Castelnovo Monti, «grazie al Gaom si sono laureati quattro ragazzi della Casa famiglia»

Il bilancio delle attività in Etiopia del gruppo missionario «Un anno molto difficile, ma tante le storie di rinascita»

CASTELNOVO MONTI. «Anche l’ultimo anno si è confermato per l’Etiopia un tempo molto difficile non solo per la pandemia da Covid-19, ma anche e soprattutto per le tensioni politico-tribali sfociate in duri scontri. Nonostante questo, sono tante le storie di rinascita che abbiamo potuto toccare con mano, frutto anche di questi 37 anni di lavoro costante al fianco di tanti nostri fratelli che sono cresciuti e possono essere il futuro del loro Paese».

Nei giorni scorsi è arrivata ai sostenitori e amici del Gruppo Amici Ospedali Missionari - Gaom la consueta lettera che rendiconta le attività condotte nell’ultimo anno e cui anche la montagna reggiana con la sua genorisità ha contribuito. Il Gaom, infatti, è un’associazione umanitaria nata a Castelnovo Monti che opera in alcune delle zone più bisognose dell’Etiopia.


La lettera è a firma del presidente Alberto Campari, del fondatore Riccardo Azzolini e del vicepresidente Gianluca Marconi. «Tra coloro che sono usciti negli ultimi anni dalla nostra casa famiglia di Shashemene, quattro ragazzi hanno conseguito la laurea, mentre altri cinque hanno iniziato e gli studi universitari. Anche tra gli studenti di Gambo, che seguiamo con le adozioni a distanza, si sono laureti sei ragazzi. In casa famiglia sono arrivati altri bambini, otto in tutto, provenienti dallo slum (baraccopoli, ndr) di Shashemene e dai villaggi limitrofi – raccontano –. Con questi nuovi ingressi, la nostra casa torna a ospitare 50 tra bambini e ragazzi: il più piccolino ha solo 5 anni. Accanto a questo importante progetto, continua anche l’Extra Food per sostenere le Sisters del De Foucauld nel loro impegno a favore delle donne e dei bambini più poveri di Shashemene». «A Gambo, la gestione e la proprietà dell’ospedale missionario e della nostra pediatria, delle scuole, della fattoria e di ogni altra opera realizzata dal Gaom in questi anni, sono state cedute al governo e alla chiesa locali, che hanno ora la forza, anche se fra tante difficoltà, di camminare da soli – continuano –. A Shashemene, dopo la conclusione degli importanti progetti a favore dei lebbrosi, ormai reinseriti nella società grazie alla costruzione dei sei villaggi a loro dedicati, e dopo la costruzione del poliambulatorio riconosciuto negli ultimi anni clinica di primo livello per l’alta qualità del servizio sanitario prestato, siamo ora concentrati sul sostegno economico di Casa famiglia, del progetto “Miriam” e dell’Extra Food presso le suore del De Foucauld. Pertanto, sebbene le condizioni politiche e sanitarie attuali, non ci consentano di organizzare le tradizionali spedizioni di volontari in Etiopia, i progetti proseguono».

© RIPRODUZIONE RISERVATA