Dall’atterraggio dei parà all’Inno cantato dal pubblico

REGGIO EMILIA. Sono stati tre i momenti caratterizzanti della giornata di ieri per il 225°anniversario del Tricolore. Il primo è stato l’arrivo dal cielo in piazza Prampolini del bandierone tricolore di 150 metri quadrati, il secondo il concerto della banda della Polizia di Stato al Teatro Municipale e da ultimo l’inno nazionale cantato da tutta la platea del Municipale a conclusione delle celebrazioni ufficiali.

Ad aprire la giornata è stata la cerimonia dell’alzabandiera, a cui ha preso parte anche il marinaio 23enne Andrea Carpi, nato a Parma ma residente da anni a Sant’Ilario d’Enza, che ha materialmente issato la bandiera tricolore sul pennone. Il momento clou degli eventi in piazza è stato però l’atterraggio del bandierone portato da due sergenti della Sezione paracadutismo del Reparto attività sportive della Brigata Folgore. I due militari lanciatisi da un’altezza di 1.200 metri con un uno spettacolare lancio di precisione sono atterrati sul materasso di pochi metri quadrati posto in piazza Prampolini strappando l’applauso convinto di tutti gli spettatori. Il comandante del reparto Luigi Corlianò e i due parà che hanno effettuato il lancio di precisione sono poi stati ricevuti nel pomeriggio dal sindaco. Al teatro Valli invece la protagonista è stata la Banda della Polizia di Stato che ha aperto la celebrazione ufficiale con un applauditissimo omaggio al maestro Ennio Morricone. Poi, dopo aver lasciato spazio agli interventi ufficiali, la banda diretta la maestro Maurizio Villi ha accompagnato il tenore Aldo Caputo in una rilettura dell’Inno di Mameli. Il musicologo D’Andrea ha ricostruito e spiegato secondo quali canoni musicali del tempo il compositore Michele Novaro abbia scritto la melodia che accompagna le parole di Goffredo Mameli. E lo ha fatto sottolineando «come il nostro inno nazionale non sia una marcetta, come spesso si sostiene in modo spregiativo» ma come «il testo della prima strofa del nostro inno sia in grado di sintetizzare e raccontare tutta l’era risorgimentale».


Il maestro D’Andrea ha poi invitato tutta la platea a cantare l’inno accompagnato dal tenore Caputo e dalla Banda della Polizia di Stato, secondo le precise indicazioni contenute nella partitura di Michele Novaro che, ha detto, «spesso non vengono rispettate». Vinti i primi timori, la platea ha seguito il tenore e aiutata dal corpo bandistico ha cantato l’inno. Un risultato che ha particolarmente soddisfatto il vice capo della Polizia di Stato Vincenzo Rizzi che al termine della cerimonia ha sottolineato come «la celebrazione della Giornata della Bandiera sia stata un momento particolarmente emozionante. È stato un riconoscersi nel simbolo di tutta la nostra nazione che è stato vissuto dagli uomini e dalle donne dalla Polizia di Stato come un riconoscimento dell’impegno quotidiano che la vede unita a alle altre forze di polizia al servizio della comunità».

R.F.

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