Il fratello di Saman è ancora in comunità «La verità gli servirà a rifarsi una vita»

Saman Abbas e accanto lo zio Danish Hasnain

È il teste chiave, sotto protezione. Il minorenne accusa dell’omicidio lo zio Danish Hasnain, in procinto di essere estradato

NOVELLARA. C’è qualcuno il cui futuro più di ogni altro dipende dalla soluzione del caso di Saman Abbas. È il fratello della ragazza di 18 anni sparita nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio scorso.

Il giovane è ormai sulla soglia dei 17 anni, e sulle sue affermazioni si basa la tesi accusatoria sostenuta dalla procura reggiana, secondo la quale la ragazza è caduta vittima, otto mesi fa, di una ritorsione famigliare dovuta al suo rifiuto di sposare un cugino in Pakistan e di sottostare alle regole legate a una concezione tribale dell’islamismo.


Il ragazzo attualmente è sotto la tutela dei servizi sociali dell’Unione Bassa reggiana e si trova in una comunità, protetto e tenuto lontano il più possibile dalla pressione mediatica dovuta all’attenzione a livello nazionale creatasi fin da subito sulla sparizione della sorella.

«In tutti questi mesi sono stati fatti tentativi innumerevoli e anche goffi – spiega la sindaca di Novellara, Elena Carletti – di coinvolgerlo nella tempesta mediatica che si è creata, anche comprensibilmente, intorno a questo caso. Si tratta di un minorenne. Su di lui il nostro impegno e la nostra attenzione per cercare di tutelarlo sono massime, come massima è la riservatezza».

In questi mesi il ragazzo ha proseguito gli studi, conferma Carletti. «Il tentativo è di garantirgli la possibilità di ricostruirsi non solo un futuro, ma anche un presente – spiega –. Da questo punto di vista la chiusura del caso servirà anche a lui. Conoscere la verità sarà per lui il primo passo per rifarsi una vita».

Nonostante le accuse allo zio e ai genitori, però, il giovane, che si è fatto trovare subito pronto a collaborare con gli investigatore e la cui attendibilità non è mai stata messa in discussione dagli inquirenti, ha sempre mostrato il desiderio di ricongiungersi alla famiglia – già il 21 maggio pochi giorni dopo il suo ritrovamento – tanto da tentare anche la fuga per cercare di raggiungere i genitori in Pakistan.

«È un caso complesso – sottolinea anche Carletti –. Serve tanta attenzione per questo giovane», anche e soprattutto dal punto di vista psicologico. Il ragazzo potrebbe anche essere risentito in fase processuale. Ha parlato in più occasioni con gli inquirenti, fin dai giorni successivi al suo ritrovamento, il 10 maggio scorso, a Imperia, mentre tentata la fuga verso la Francia, proprio con lo zio Hasnain, e le sue dichiarazioni sono state cristallizzate in un incidente probatorio in tribunale a Reggio il 18 giugno scorso.

Le sue parole sono ora agli atti e indicano come responsabili del delitto il padre Shabbar Abbas (all’epoca dei fatti contestati 45enne), la madre Nazia Shaheen, tuttora in Pakistan, lo zio della ragazza Danish Hasnain (34 anni), in procinto di essere estradato dalla Francia, e i due cugini Ikram Ijaz, in carcere a Reggio, e Nomanulhaq Nomanulhaq, ancora latitante. Un teste chiave, dunque, che a maggior ragione necessità di essere tutelato pure da possibili ritorsioni della sua stessa famiglia.

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