Duro, molle o similare? Il formaggio di Bertinelli sarà valutato dai sindaci revisori del Consorzio

Mercoledì prossimo si riunirà il Comitato esecutivo, che dovrebbe affidare l’incarico rispetto a quanto prevede lo Statuto I consiglieri reggiani e parmensi sono propensi al “perdono” del presidente. Mantovani e modenesi restano perplessi

Mauro Grasselli

REGGIO EMILIA. Mercoledì prossimo si riunirà il Comitato esecutivo del Consorzio del Parmigiano Reggiano, che dovrebbe affidare ai tre sindaci revisori il compito di valutare la posizione del presidente Nicola Bertinelli, al centro delle discussioni per una piccola parte dei suoi prodotti in qualità di titolare dell’azienda che porta il suo nome. Prodotti che, secondo la tesi già circolata negli anni scorsi – e ora rilanciata a livello nazionale dall’inchiesta di Report su Rai3 – sarebbero formaggi “similari” rispetto al Parmigiano Reggiano. Secondo la tesi “accusatoria”, questi contrastano con quanto previsto dallo Statuto del Consorzio, al punto da comportare la decadenza di Bertinelli dalla carica di consigliere e presidente. Una produzione che Bertinelli afferma di avere cessato, ma che la giornalista di Report Rosaria Aquino ha trovato in un negozio e assaggiato. «Un formaggio stagionato oltre 24 mesi», ha spiegato dallo studio di Report il conduttore Sigfrido Ranucci, che ha parlato di «una versione del Parmigiano in salsa vegetariana», con il risultato che è «molto complicato poterlo distinguere, anche al palato. Quando l’ha assaggiato, insomma, non sembrava pasta molle».


DURA LEX, SED LEX

La valutazione della vicenda sembra dunque destinata ad essere affidata ai sindaci revisori, dopo che nel cda informale di due giorni fa è stata respinta la proposta di Bertinelli – che è anche presidente della Coldiretti regionale e vicepresidente nazionale – di affidare il caso all’avvocato Riccardo Manghi (vedi articolo riportato sotto, ndr), il quale si era già espresso sulla questione nel 2013. I sindaci revisori dovranno valutare il significato e le conseguenze degli articoli 27 e 37 dello Statuto ed esprimere un parere in modo ufficiale, facendo attenzione a motivare il tutto in modo da evitare l’intervento di altri organi sovraordinati. E convincendo anche coloro che al momento paiono avere dubbi su quei prodotti della ditta Bertinelli.

Non a caso, durante il cda informale in videoconferenza, un consigliere collegato da Mantova aveva sul tavolo alcune “punte” di formaggio “Senza”, a testimoniare il fatto che l’oggetto della contesa esiste e, per certi versi, ha trascinato l’intero comparto dei produttori di Parmigiano Reggiano in una bufera della quale avrebbero volentieri fatto a meno.

MOLLIS LEX, SED LEX

Anche la consistenza del formaggio “Senza” di Bertinelli – sia a pasta dura che a pasta molle, è al centro del dibattito, con tutto ciò che ne consegue a livello di interpretazione e, soprattutto, di classificazione. Di certo, i protocolli produttivi dei vari formaggi sono ben chiari, quindi risulta difficile fornire spiegazioni “fantasiose”, da parte dei produttori, senza avere dati concreti in mano.

GLI SCHIERAMENTI

Secondo gli “addetti ai lavori”, la componente parmigiana del Consorzio sarebbe alle corde, come un pugile suonato che ha subito un colpo terrificante. E, assieme a quella reggiana, sarebbe propensa al “perdono” nei confronti di Bertinelli. L’atteggiamento di Reggio e Parma sembra essere quello della “cosa di poco conto” rispetto a ciò che significa il Parmigiano Reggiano e ai numeri della produzione complessiva.

LA MODICA QUANTITà

Una sorta di “modica quantità”, per il fronte che pare propenso a difendere il presidente in carica, che ha sempre sostenuto la netta differenza del suo formaggio con caglio vegetale rispetto al Parmigiano Reggiano, prodotto con caglio animale. Formaggio che afferma peraltro di avere prodotto con una differente procedura tecnologica, a conferma della differenziazione effettiva. La difesa di Bertinelli, secondo taluni “addetti ai lavori” non passa solo attraverso i convincimenti personali ma anche da certe “dinamiche” di mercato, fatte pure di collaborazioni.

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Ma c’è anche chi – come taluni consiglieri del Consorzio di area mantovana e modenese – continua ad avere perplessità. E che, parafrasando il caso Djokovic agli Australian Open di tennis, sembra vicino al pensiero del premier australiano circa il tennista numero 1 al mondo: «Fornisca prove o tornerà a casa con il primo aereo». Tra l’altro, nella sede mantovana in cui si sono riuniti i consiglieri della zona, c’era anche il vicepresidente vicario Kristian Minelli di San Benedetto Po, che conferisce il latte alla Novese di Modena, dietro al quale c’è la Legacoopp modenese, in contrasto con quella reggiana. Insomma, la battaglia pare viaggiare a vari livelli e per diversi obiettivi.

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