Nervi tesi dopo l’inchiesta di Report Bertinelli affronta il cda del Consorzio

Il presidente convoca una riunione per spiegare l’accaduto. Ma i suoi oppositori vogliono andare fino in fondo

REGGIO EMILIA. Un cda informale, convocato in videocollegamento, durante il quale il presidente Nicola Bertinelli si è difeso dalle accuse emerse durante la trasmissione Report, spiegando le sue ragioni e cercando di ricucire gli strappi con quella parte di consorziati che vogliono andare in fondo alla questione, coinvolgendo il collegio dei sindaci e gli altri organi di vigilanza del Consorzio stesso.

Nervi ancora tesi nel Consorzio del Parmigiano Reggiano dopo la messa in onda dell’inchiesta “Che Grana!”, realizzata da Rosamaria Aquino in collaborazione con Marzia Amico e con immagini di Matteo Delbò, Davide Fonda, Tommaso Javidi e Paolo Palermo. L’inchiesta ha portato a galla quella che secondo Report è una posizione di incompatibilità di Bertinelli all’interno del Consorzio, citando lo Statuto secondo il quale «è causa di incompatibilità con la carica di Consigliere e ne determina la decadenza la produzione di prodotti appartenenti alla stessa tipologia merceologica del Parmigiano Reggiano».


Durante la trasmissione, l’inviata di Report in un negozio sulla cui insegna compare il nome Bertinelli, che è anche presidente della Coldiretti regionale e vice presidente nazionale, individuando un formaggio sostanzialmente diverso dal Reggiano originale (anche nel prezzo), ma indicandolo come facilmente riconducibile al re dei formaggi. Successivamente ha chiesto conto allo stesso Bertinelli di quanto scoperto. Il presidente del Consorzio ha negato la similarità, ma secondo Report occorre che il ministeri vigili. A lanciare l’appello, durante la trasmissione, è stato il conduttore Sigfrido Ranucci: «Bertinelli si è giustificato dicendo innanzitutto che quella sua è una produzione molto marginale e che poi si tratta di un formaggio, il “Senza” come lo chiama lui, perché fatto senza caglio animale, è prodotto con una tecnologia diversa. Lo stesso Ministero delle Politiche Agricole lo ha classificato come un formaggio non comparabile e non concorrente al Parmigiano Dop», ha spiegato Ranucci, per il quale tuttavia il formaggio in questione sarebbe molle «anche perché Bertinelli l’ha presentato come un formaggio a pasta molle». E ancora: «La nostra Rosamaria Aquino però l’ha assaggiato, l’ha trovato stagionato oltre i 24 mesi, poi era stato esposto anche con un’etichetta dove si indicava una stagionatura superiore ai 30 mesi, le forme di formaggio “Senza” quelli di filiera e quelli del Parmigiano Dop erano messi insieme, insomma se ne consigliava anche di farlo mangiare ai vegetariani, sarebbe una versione del Parmigiano in salsa vegetariana, però, ecco, tutto molto complicato poterlo distinguere, anche al palato, quando l’ha assaggiato insomma non sembrava pasta molle».

In occasione del suo lancio, il Senza veniva presentato come un formaggio di latte vaccino crudo, prodotto utilizzando la stessa filiera del Parmigiano Reggiano, stagionato 60-90 giorni, con caglio vegetale, privo di conservanti e additivi. Un formaggio ottenuto trasformando il solo latte delle bovine che pascolano sui colli del parmense. E poi: ricco di proteine, privo di carboidrati e zuccheri e con acidi grassi Omega 3, come adatto alla dieta dei vegetariani, dei lattosio intolleranti, dei galattosio intolleranti, dei diabetici e dei celiaci, oltre ad aiutare a prevenire le malattie cardiovascolari, per la presenza di acidi grassi Omega 3.

Da Report hanno lanciato comunque l’appello: «Ora, chi deve vigilare, Ministero compreso, insomma se vuole, se ha fantasia può farlo, noi ci fermiamo qui, è roba loro, sempre che qualcuno abbia voglia di fare chiarezza», ha concluso Ranucci.

L’inchiesta ha riacceso una bufera attorno al presidente del Consorzio, rieletto nell’aprile scorso per il secondo mandato dopo una guerra aperta con la sezione reggiana del re dei formaggi.

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