Lo zio di Saman ribadisce la sua innocenza: «Consegnatemi all’Italia, non mi oppongo»

Saman Abbas e accanto lo zio Danish Hasnain

A Parigi l’udienza per l’estradizione. Sorpresi anche i giudici. Il 12 gennaio si decideranno le modalità del trasferimento

NOVELLARA. Danish Hasnain sarà estradato in Italia. È stato lui stesso, ieri, a chiedere di venire consegnato alle autorità italiane durante l’udienza svolta alla Chambre de l’Instruction della Corte d’Appello di Parigi, nella quale, dopo diversi rinvii, i giudici d’Oltralpe avrebbe dovuto pronunciarsi sulla richiesta del nostro Paese. «Non mi oppongo, non serve a niente che io resti qui – ha detto Hasnain –. Consegnatemi all’Italia».

La notizia è arrivata nella serata di ieri al termine di una lunga giornata di attesa, anche per gli inquirenti reggiani che indagano da ormai da otto mesi sulla scomparsa della 18enne pakistana Saman Abbas dall’abitazione dove risiedeva con i genitori e il fratello minore, in via Colombo a Novellara, presso l’azienda agricola “Le Valli”.


Hasnain, zio 34enne della ragazza, arrestato il 22 settembre a Parigi, è accusato di avere orchestrato l’omicidio della nipote – “rea” di avere rifiutato le nozze con un cugino in Pakistan – e di averlo eseguito materialmente, occultando poi il cadavere che non è mai stato ritrovato.

Il tutto con la complicità degli stessi genitori di Saman, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, fuggiti in Pakistan dove tutt’ora si trovano, e di due cugini della giovane, Ikram Ijaz, che si trova ora in carcere a Reggio Emilia dopo la sua estradizione dalla Francia, dove era stato arrestato nel maggio scorso, e Nomanhulaq Nomanhulaq, tutt’ora latitante.

A incastrare lo zio sono state anche le parole del nipote 16enne, fratello di Saman, ritenute attendibili dagli inquirenti: «Mi ha detto: “L’ho uccisa. Non dirlo ai carabinieri”», raccontando di un clima sempre più violento tra le mura domestiche.

Nell’attesa dell’esito di questa ennesima udienza a Parigi, anche ieri l’azienda agricola “Le Valli” è stata presa d’assalto dalle troupe televisive.

«I riflettori sono sempre accesi su questa terribile vicenda – ha commentato la sindaca Elena Carletti, poco prima della diffusione della notizia dell’ok all’estradizione –. L’attesa, che noi stessi condividiamo, sull’esito di questa udienza e delle analisi sui reperti ossei trovati vicino al Po, ha aumentato ancora di più, come è comprensibile, l’attenzione. Speriamo in notizie confortanti da Parigi. Il rientro dello zio di Saman è l’unica chance per uscire da questo vicolo cieco».

Hasnain, ieri, nell’aula della Corte d’Appello di Parigi ha rinunciato a opporsi all’estradizione dalla Francia all’Italia, come aveva fatto fin qui. Un vero colpo di scena di cui sono rimasti sorpresi anche i giudici, dopo che per tre mesi l’uomo si era opposto all’estradizione.

«Non posso parlare con mia moglie, non ho neppure soldi per telefonarle. Preferisco tornare in Italia e spiegarmi», ha detto il 34enne, che però continua a proclamarsi innocente: «Se fossi stato colpevole, sarei fuggito in Pakistan, non qui», ha aggiunto. Poi ha chiesto alla Corte di poter contattare la moglie in Pakistan. Su questo i giudici decideranno.

Ora bisognerà valutare i tempi della burocrazia per avere un’idea di quando l’uomo, rientrerà in Italia. I giudici parigini comunicheranno il 12 gennaio la procedura per la consegna all’Italia.

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