Davide non è stato lasciato solo neppure nel giorno dell’addio

Ieri pomeriggio l’ultimo saluto al giovane di 24 anni morto al Core di leucemia In chiesa una marea di amici che hanno condiviso con lui la dura battaglia 

Chiara Cabassa

Reggio Emilia. Pioveva a dirotto, ieri pomeriggio, sul sagrato della chiesa di Sant’Anselmo. E nessuno pareva accorgersene. Ma le lacrime, quelle visibili a scivolare sui volti e ancora di più quelle nascoste a spezzare i cuori, erano dolore tangibile e strazio insostenibile. I funerali di Davide Barani, morto domenica mattina in un letto del Core, a 24 anni, dopo avere combattuto per sette mesi contro una leucemia acuta, sono stati l’ennesima testimonianza di quanto Davide fosse amato. Di quante persone abbiano combattuto con lui e per lui. Di quanta gente abbia sperato fino alla fine, con lui. Di come Daniele – e lui lo sapeva – non sia mai stato solo.


La stessa Renault Clio rossa che nel parcheggio del Core, sotto la finestra dove Daniele si trovava ricoverato, era stata ricoperta di biglietti, fogli, striscioni con i quali parenti e amici non hanno mai smesso di incoraggiarlo, quella stessa auto ieri era al Buco del Signore, davanti alla chiesa, a testimoniare quanto amore abbia circondato Daniele e continui a vegliare su di lui.

Una intensa cerimonia, quella che si è svolta nella chiesa di Sant’Anselmo dove, oltre ai parenti, c’era una marea di giovani a salutare Davide: gli amici d’infanzia, a partire dai “fratelloni” Matteo e Manuel, quelli conosciuti più di recenti, i compagni dell’università, i colleghi di lavoro, i compagni di squadra dell’Athletic Futsal Reggio Emilia e tutti coloro che anno avuto la fortuna di conoscerlo. C’erano tutti.

Tra i momenti più emozionanti quello in cui la sorella Alessia ha letto, con il respiro sempre più corto, la lettera lasciata dal fratello come sorta di testamento: in realtà un incredibile e vibrante inno alla vita. Perché Davide amava la vita e l’ha vissuta fino in fondo. Nonostante la malattia lo avesse costretto a lunghe cure, frequenti ricoveri, duri cicli di chemioterapia, fino al trapianto di midollo osseo, nell’ottobre scorso, donato dalla sorella Alessia, Davide aveva continuato a sognare.

Anche la mamma Lorena, fortissima nel suo dolore, ha voluto ricordare il suo Davide. Prima leggendo qualche parola del marito Giorgio: «Davide è stato il figlio che avrei voluto, anche se lo avrei voluto molto più a lungo. Tanti anni fa gli chiesi di rendermi orgoglioso. Quando decise di lavorare da McDonald’s mi stupì, con gli orari assurdi che faceva ci vedevamo spesso solo sul pianerottolo. Poi lavorando con tanta caparbietà si è laureato e fu per noi genitori una gioia. A quel punto ha continuato a cercare la sua strada e il suo futuro sempre evitando le scorciatoie e le strade più semplici che secondo il mio parere non portano mai a niente. Ormai hai trovato la tua strada, Davide, ma eri già andato oltre alle mie aspettative e speranze. Mi hai reso fiero». Poi è toccato a lei: «Io voglio ricordare chi c’è stato e chi c’è ora perché in questi terribili sette mesi e mezzo Davide non si è mai sentito solo». La madre ha citato, uno dopo l’altro, gli amici che sono stati sempre accanto al figlio. Ha ricordato quanto sia stata importante per Davide l’esperienza di lavoro «in quella grande famiglia chiamata McDonald’s». Ha ringraziato tutti i medici e gli infermieri del reparto di Ematologia «che hanno fatto di tutto dal primo all’ultimo giorno... di questo schifosissimo percorso».

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