Caos quarantene, la lettera dell’Ausl «Ora è impossibile contattare tutti»

Marchesi ai cittadini: «Non siamo eroi né sprovveduti, la pressione negli ospedali è più forte rispetto alle altre ondate»

Pubblichiamo di seguito una “Lettera aperta ai cittadini per spiegare l’attuale situazione pandemica” a firma di Cristina Marchesi, direttore generale Azienda USL IRCCS di Reggio Emilia

Cristina Marchesi*


Come Direttore Generale dell’Azienda USL sento la necessità di fornire alcune informazioni e considerazioni sulla situazione pandemica attuale nella nostra provincia. L’aumento esponenziale dei casi positivi, di dimensioni non immaginabili, così come la pressione sugli ospedali di pazienti Covid e non Covid, è sotto gli occhi di tutti. Nei due anni di pandemia, in una situazione di continue e repentine modifiche normative, abbiamo messo a punto modalità organizzative e informatiche che hanno permesso di gestire con efficienza, in collaborazione con i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta, gli isolamenti dei casi positivi, le quarantene dei contatti, i tamponi, le visite delle Usca, oltre a garantire assistenza ospedaliera ai pazienti Covid positivi negli ospedali, grazie a flessibilità e continue rimodulazioni dei reparti.

Oggi non è così, o almeno ci vorrà ancora un po’ di tempo per rispettare i tempi imposti dalla normativa per terminare quarantene e isolamenti e garantire i tamponi nei tempi previsti. Abbiamo una capacità produttiva di circa 2.500-2.800 tamponi al giorno. Di questi, circa 1.500 sono richiesti dai medici di medicina generale per le persone ammalate, con sintomi, 500 per i pazienti ricoverati, circa 300 per gli ospiti delle Cra, i restanti richiesti dal Servizio di Igiene Pubblica per attività di sorveglianza e trattamento. La recente modifica normativa, che ha rivisto, riducendoli molto, i tempi di quarantena e isolamento per i vaccinati, ci impone adesso di rimodulare tutto il sistema informatico utilizzato fino ad ora, lavoro che richiederà qualche giorno.

Diamo, come è corretto che sia, la priorità ai casi sintomatici, quelli a maggior rischio di complicanze. Sappiamo, perché leggiamo e cerchiamo di rispondere alle migliaia di telefonate e mail che riceviamo, che le persone in isolamento (casi) e in quarantena (contatti), si aspettano una telefonata dai nostri servizi, senza la quale si sentono abbandonate a se stesse.

Questa telefonata in questi giorni non arriva a tutti, perché è materialmente impossibile chiamare migliaia di persone al giorno, persone che nella maggior parte dei casi sono asintomatiche o con sintomi lievi. Persone che, in caso di peggioramento dei sintomi, trovano risposta ai loro bisogni e vengono assistite. Siamo perfettamente a conoscenza del fatto che anche un ritardo di pochi giorni nell’emissione di un certificato può creare problemi a chi lavora e siamo impegnati nel risolvere questo problema.

La pressione sugli ospedali è enorme, perché a differenza delle prime ondate, in particolare nel periodo del lock down, i pazienti no Covid non andavano in ospedale o rimandavano, quando possibile. In questo momento la pressione dei pazienti Covid e non Covid è fortissima, con la differenza che se prima disponevamo di molti letti perché i no Covid non si presentavano, ora questi sono presenti e devono giustamente essere curati.

Dal 2020 lavoriamo senza lamentarci, tutti i giorni della settimana, negli ospedali, nei centri vaccinali, nei drive in per i tamponi, negli ambulatori dei medici di medicina generale e dei pediatri, nei laboratori, nelle attività di tracciamento, nei check point, nelle attività tecniche e amministrative legate a tutto questo. Purtroppo la pandemia non risparmia nessuno e anche noi abbiamo circa 150 operatori assenti, tra sospesi e positivi e siamo alla vigilia della riapertura delle scuole. Lavoriamo per priorità, come è corretto che sia e non siamo né eroi né sprovveduti, ma semplicemente persone che si stanno impegnando al massimo per affrontare una situazione che fino a due anni fa era inimmaginabile e che ci riserva continui ed improvvisi cambi di velocità.

Per questo, nel garantire ancora una volta il nostro massimo impegno, chiediamo a tutti un po' di pazienza e comportamenti responsabili in grado di contenere il diffondersi dell’infezione. Per concludere, ringrazio di cuore tutti gli operatori impegnati a qualsiasi titolo nelle attività legate alla pandemia per l’impegno, la professionalità e la capacità di sopportare, senza reagire, gli insulti e le aggressioni verbali che molti di loro ricevono ogni giorno e di sentirsi invece felici per un semplice “grazie” da parte di una cittadina o di un cittadino reggiano. Ringrazio allo stesso modo le tante donne, uomini e ragazzi che si sono rivolti a noi con fiducia. Spero davvero di potere dare buone notizie a breve.

*Direttore generale

Ausl IRCCS di Reggio Emilia