«Nebbia? Mai come negli anni ’70 Allarmante il caldo in montagna»

«L’uomo deve scegliere se gestire il surriscaldamento oppure la situazione è destinata a peggiorare»

Ernesto Bossù

REGGIO EMILIA. Dai picchi di temperatura, che sul Cimone a Capodanno sono arrivati a 12 gradi, fino alla fitta nebbia che sta creando da giorni disagi in tutto il territorio. Insomma, questo inizio di 2022 sta riservando eventi meteorologici quanto mai insoliti che bisogna analizzare approfonditamente. In tal senso Luca Lombroso, volto noto a livello nazionale nell’ambito dello studio dei fenomeni climatici, sta svolgendo da anni un’intensa attività all’Osservatorio Geofisico dell’Unimore.


Lombroso, domanda retorica: è normale registrare queste alte temperature sul Monte Cimone a inizio gennaio?

«Assolutamente no, non è normale. Come non lo era neppure il record precedente, registrato nell’ormai lontano 1993 sempre sulla cima più alta della provincia. Già all’epoca noi tecnici meteorologici eravamo rimasti stupiti, ed oggi vediamo questo picco come una prevedibile conseguenza del cambiamento climatico. Serve capire che su questo tema non si scherza e che occorre intervenire seriamente ora per arginare altri sicuri danni».

Sta dicendo che se anche intervenissimo prontamente, ormai, mi passi il termine, il dado è tratto?

«Non voglio essere così negativo ma la realtà dei fatti è una: il fenomeno dei cambiamenti climatici è con noi non da ieri ma da anni. Non siamo mai intervenuti seriamente per bloccarlo e anzi, fino ad ora le scelte politiche sono state timide. Certo è che, se si decidesse, ad esempio, di contenere i gas serra, i danni sarebbero quantomeno limitati. Ma che ci piaccia o no, dobbiamo comunque essere consci del fatto che la situazione peggiorerà da qui ai prossimi anni. Tocca a noi decidere se si vuole controllare questo peggioramento o se lo si vuole lasciare allo sbando, con conseguenze che potrebbero essere disastrose».

Quindi è inevitabile che a Reggio come a Modena vedremo temperature, in estate, superare ampiamente i 40 gradi…

«La domanda da porsi non riguarda il sé ma il quando. Non sono in grado di dirle se già nei mesi di luglio e di agosto 2022 registreremo picchi così elevati, ma senza dubbio prima o poi accadrà. E tutti ci trascineremo dietro le fisiologiche conseguenze».

Sempre rimanendo nella zona della montagna, fino ad ora la neve è stata poca. Perché?

«È un mix di due fattori: alte temperature e siccità prevalente. È indubbio che quelli autunnali e invernali siano stati e siano mesi siccitosi e nei quali, a causa del caldo, le precipitazioni siano state quasi tutte piovose».

La pianura quindi per ora deve scordarsi la neve.

«In realtà sembra che a partire dall’Epifania qualcosa possa cambiare. Arriverà una perturbazione nord-atlantica che garantirà un quasi ritorno alla normalità sia in città che in montagna, con le temperature massime che subiranno un netto calo. Si ipotizza, in quei giorni, anche una gelata con annessa neve. Ma è tutto ancora da confermare, non bisogna azzardare previsioni».

Capitolo nebbia: è tanta, bassa e continua. La situazione è sotto controllo?

«Ogni anno sembra che la quantità di bruma sia sensibilmente superiore ai dodici mesi passati. Non è assolutamente vero, anzi. Pensi che negli anni ’70 Modena ha registrato 100 giorni su 365 di nebbia che perdurava durante l’arco dell’intera giornata. Oggi il tutto è più ridotto, e non c’è motivo per cui allarmarsi. Dal satellite si vede chiaramente che le città della via Emilia sono completamente sommerse da una nube. C’è la predisposizione del territorio ad eventi di questo tipo. Sottolineo però che il maltempo atteso per l’Epifania dovrebbe riportare una normale visibilità».

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