«Ha ucciso il figlio con crudeltà per vendetta contro la moglie»

L’omicidio di Daniele, 7 anni: il gip ordina che Davide Paitoni resti in carcere Ai domiciliari ma poteva vedere il bimbo, la ministra Cartabia invia gli ispettori

varese. Ha agito per «punire la moglie» e con «crudeltà» verso il figlio di appena 7 anni, e per questo rimarrà in carcere. È quanto ha deciso il gip di Varese, Giuseppe Bettarino, per Davide Paitoni, il 40 enne che ha ucciso il suo stesso figlio, Daniele, con una coltellata alla gola il primo di gennaio a Morazzone (Varese), e che poi ha cercato di concludere il suo piano omicida aggredendo a Gazzada Schianno la moglie di 36 anni, “colpevole” di averlo lasciato. L’uomo, che ha agito mentre era ai domiciliari per aver aggredito a coltellate un collega a fine novembre (e quindi già accusato di tentato omicidio) durante l’interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere. «Non era in grado di sostenere l’interrogatorio» ha spiegato il suo legale Stefano Bruno.

Sul perché Paitoni potesse vedere il figlio, nonostante l’arresto per tentato omicidio e le denunce della moglie e del suocero, saranno avviati accertamenti urgenti al Palazzo di Giustizia di Varese. «Sul delitto del piccolo Daniele la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha chiesto all’ispettorato di svolgere i necessari accertamenti preliminari sul caso», si è appreso da fonti ministeriali. Oggetto dei futuri accertamenti sarà presumibilmente la decisione del gip Anna Giorgetti di accogliere la richiesta dell’avvocato di Paitoni di concedergli di vedere il figlio. «Evidenzia il Pubblico Ministero che Davide Paitoni sarebbe sottoposto ad altri procedimenti per reati anche connotati da violenza (maltrattamenti e lesioni) – si legge nell’ordinanza del gip del 29 novembre –, si tratta di carichi pendenti che potrebbero risolversi favorevolmente per l’indagato e che, dunque, non consentono di trarre elementi di qualsivoglia certezza».


La Procura di Varese, in una nota, afferma invece che il magistrato avesse contestato a Paitoni anche la pericolosità sociale e non solo il rischio di inquinamento probatorio, per motivare la richiesta di custodia domiciliare. La nuova ordinanza di ieri ha tenuto conto della pericolosità sociale di Paitoni, a cui nel fermo è stata contestata anche la premeditazione, oltre che del concreto rischio di fuga.

«Mi hai rovinato la vita, il bambino è al sicuro, ti ho aggredita per punirti», aveva detto alla moglie in un messaggio vocale inviato dopo aver già ucciso il piccolo Dani. Un desiderio di vendicarsi chiaro anche nelle parole scritte nella lettera lasciata sul cadavere del bambino, chiuso in un armadio, così come quello di uccidersi. Una volta accerchiato dai carabinieri, ancora con l’arma del delitto in mano, li avrebbe incitati a sparargli. «È una tragedia per tutti, anche per Paitoni», ha affermato il suo avvocato, che già lunedì aveva anticipato l’incapacità del suo assistito di sostenere una conversazione, vedendo come unica spiegazione di un delitto del genere il delirio.

I funerali del bambino saranno celebrati venerdì nell’oratorio San Luigi Schianno, frequentato dal piccolo.