Astensioni, resa dei conti al pub «La maggioranza è in affanno»

L’affondo dell’opposizione Pd dopo il confronto fra sindaco e consiglieri in birreria «Rischio calcolato? Un azzardo. Senza di noi la delibera non sarebbe passata»

CASALGRANDE. «I consiglieri di maggioranza che si sono astenuti sulle varianti urbanistiche volevano mandare un segnale? È la conferma che i problemi nella maggioranza ci sono».

L’opposizione Pd di Casalgrande torna all’attacco dopo l’ultimo consiglio comunale del 2021 del paese ceramico, quando quattro esponenti della maggioranza civica “Noi per Casalgrande”, fra cui il capogruppo Luciano Ferrari, si sono astenuti durante la votazione su due punti dell’ordine del giorno, fra cui il piano di riqualificazione del Borgo Manzini in centro a Casalgrande, a poche decine di metri dal cuore del capoluogo. I due provvedimenti sono stati comunque approvati grazie ai voti dei consiglieri di minoranza del gruppo Pd, che hanno permesso di arrivare al numero minimo di preferenze per proseguire.


Il Pd si è schierato a favore dell’intervento su Borgo Manzini parlando di scelta di responsabilità: «Quello di Borgo Manzini è un processo di confronto che va avanti da anni tra amministrazioni e proprietà, un tassello importante di riqualificazione di un borgo centrale posizionato su via Aldo Moro, una cerniera tra i luoghi come il teatro De André in piazza Ruffilli e le attività di via Moro», hanno ricordato il consiglieri Pd Paolo Debbi (segretario del circolo comunale) e Matteo Balestrazzi, capogruppo.

Ora però si concentrano sulla questione politica, ricordano che durante la seduta i quattro astenuti non hanno fornito spiegazioni precise sulla loro decisioni, finendo poi per ritrovarsi in un locale della zona per un confronto con il sindaco Giuseppe Daviddi. In un secondo momento, avrebbero rassicurato sulla tenuta, chiarendo di aver voluto «mandare un segnale» correndo comunque un «rischio calcolato».

«È singolare la risposta dei quattro che per ben due volte in consiglio comunale, senza spiegarne i motivi, non hanno sostenuto due proposte di variante urbanistica: volendo rassicurare sulla compattezza della maggioranza, con le loro stesse parole confermano invece che i problemi interni ci sono», sottolineano ora Balestrazzi e Debbi. Perché, chiedono, «confrontarsi col sindaco in pochi intimi in birreria, a posteriori, quando c’era stato il tempo per farlo prima in commissione e poi in consiglio, dove invece nessuno aveva aperto bocca? L’imbarazzo della maggioranza al momento del voto è stato evidente».

Anche perché, ribadiscono, il voto è già di suo un segnale chiaro: «Loro stessi sostengono di aver voluto “mandare un segnale”: a chi, se non al sindaco e al loro stesso gruppo? E a quale scopo? Parlano di “rischio calcolato”, ma forse i calcoli non sono il loro forte: senza il sostegno della minoranza la delibera non sarebbe passata, quindi, a meno che non abbiano doti di preveggenza, più che di rischio si è trattato di un azzardo sul bene comune».

Adr.Ar.

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