«Una giustizia più efficiente per combattere i femminicidi»

La violenza sulle donne al centro della puntata speciale sulla web tv “Live is Life”. Dal Codice rosso ai nuovi reati più stringenti, dal caso Saman all’omicidio di Juana

NOVELLARA. Il femminicidio di Juana Cecilia Hazana Loayza, la scomparsa di Saman Abbas, e il cosiddetto Codice rosso, la legge del 2019 a tutela delle donne e dei soggetti deboli che subiscono violenze, atti persecutori e maltrattamenti. Se n’è discusso qualche giorno fa sulla web-tv “Live is Life Network”, in una puntata speciale condotta e moderata da Paolo Montanari (cantante dei “Ma noi no” e speaker radiofonico di Radio Circuito 29), assieme a Maria Rosaria Palmigiano, psicologa e psicoterapeuta esperta in criminologia.

La puntata, registrata dagli studi di Bosco di Scandiano, è disponibile sul profilo Facebook della web-tv. Ospite della trasmissione, in video collegamento, l’avvocatessa correggese e deputata del M5S Stefania Ascari, prima firmataria del Codice rosso, che «prevede l'introduzione di una corsia veloce per le denunce e le indagini riguardanti casi di violenza contro donne o minori, come avviene nei pronto soccorso per i pazienti critici che necessitano di un intervento immediato. Il provvedimento – prosegue Ascari – introduce anche diversi inasprimenti di pena per reati di natura violenta contro donne o minori. Altra novità è l'allungamento dei tempi per sporgere denuncia: la vittima ha 12 mesi per farlo, non più 6. La legge apporta ulteriori modifiche al codice penale, introducendo il reato di sfregio del volto; la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate; il reato di costrizione o induzione al matrimonio (aggravato quando il reato è commesso a danno di minori); pene più severe per la violazione dei provvedimenti di allontanamento; divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, rafforzato dall’uso del braccialetto elettronico che viene monitorato dalle forze dell’ordine».


Sul tema, da Bari è intervenuto l’avvocato penalista Antonio La Scala, ex presidente dell’Associazione Penelope, che si occupa delle famiglie delle persone scomparse e attuale presidente di Gens Nova, associazione che promuove iniziative di tutela a favore di soggetti svantaggiati. «Pur riconoscendo – ha detto La Scala – gli intenti ammirevoli del Codice rosso e plaudendo ad alcune importanti novità, molti aspetti in esso contenuti erano già formalizzati nel codice penale esistente. Il vero problema è il sistema giudiziario che funziona male. Sul piano operativo, la lotta ai femminicidi si contrasta dando maggiore efficienza al sistema giudiziario e tenendo alta l’attenzione sul meccanismo delle allerte preventive, senza dimenticare che bisogna agire sul piano culturale, insistendo con la formazione scolastica». Presente anche Alessandro Cagossi, corrispondente della Gazzetta, che ha contestualizzato il tema della violenza di genere comparando due noti casi avvenuti lo scorso anno nel Reggiano: l’omicidio di Juana Cecilia Hazana Loayza e la scomparsa di Saman Abbas. «Sono due casi molto diversi tra loro, ma portano alla stessa tragica fine: Juana Cecilia è stata uccisa dall’ex partner che lei aveva denunciato per stalking ma che era a piede libero, nonostante la condanna, grazie al patteggiamento e alla sospensione della pena. Nel caso di Saman, molti particolari agghiaccianti relativi alla sua vita, quando era minorenne, si sono saputi solo dopo la sua scomparsa: l’abbandono scolastico nel 2017 in età obbligatoria, per volontà della famiglia, nonostante lei volesse continuare gli studi; un tentativo di suicidio a marzo 2020, con ospedalizzazione, rivelato dal suo fidanzato, per opporsi al matrimonio forzato con un cugino; e una fuga di quindici giorni in Belgio a giugno 2020 per sottrarsi a una vita fatta di segregazione dentro le mura domestiche. Nel caso di Juana Cecilia si può dire che il sistema legale che doveva tutelarla non l’ha salvata; nel caso di Saman, risulterebbe che il sistema delle allerte preventive non ha funzionato», ha concluso Cagossi.

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