«L’energia costa troppo Servono più sostegni alle imprese ceramiche»

CASALGRANDE. «Bilancio regionale, non ci sono misure adatte a stimolare gli stipendi e a sostenere gli aumenti dei costi dell’energia, soprattutto per il settore ceramico».

Le critiche alla manovra economica 2022 della Regione Emilia-Romagna, un pacchetto da 12,8 miliardi di euro di cui 9,8 dedicati alla sanità, arrivano dal consigliere regionale leghista Stefano Bargi, eletto nel territorio modenese, e si concentrano su problematiche care a tutto il comprensorio ceramico, ai due lati del corso del fiume Secchia.


Per Bargi vi sono forti motivi di preoccupazione perché «anche riguardo al tema energia, gli aumenti delle bollette stanno spaventando le imprese, perché c’è la paura di non riuscire più a produrre a prezzi sostenibili che si accompagna alla preoccupazione per l’impatto della transizione ecologica».

Un tema caldo «soprattutto nel settore della ceramica, dove c’è molta preoccupazione e si stanno riempiendo i magazzini di manufatti perché si teme che dopo gli aumenti non si possa più produrre a costi competitivi», sottolinea. Le imprese del comparto sono infatti altamente energivore dovendo utilizzare il gas per far funzionare i grandi forni dai quali escono ceramiche e piastrelle. I problemi non derivano solo dalla situazione sanitaria, a suo dire. «Non stiamo vivendo la crisi da coronavirus, ma ancora la crisi del 2008 e i tagli alla sanità imposti dal governo Monti. Non dobbiamo tornare ai numeri del Pil pre-pandemia, ma a quelli pre-2008. Non a caso la ripresa c’è stata negli anni in cui il Fiscal Compact è stato sospeso», sostiene Bargi.

«La giunta continua a parlare di “manovra espansiva”, ma per essere tale dovrebbe prevedere misure idonee a stimolare salari e stipendi. Mentre si rischia seriamente di andare nella direzione opposta, non intervenendo in riduzione sulla leva fiscale a fronte di dati sull'inflazione che indicano una forte erosione del potere d’acquisto dei lavoratori (dati Ocse)».

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