Germano Bertolani il soldato-musicista che morì nel 1918 per la pandemia

Durante la Grande guerra si ammalò di vaiolo o Spagnola I nipoti ancora oggi fanno visita alla tomba a Mantova

Domenico Amidati

Vezzano. Una delle tante vittime della prima guerra mondiale, terminata 103 anni fa, è il soldato Germano Bertolani, che morì contagiato dal Vaiolo nero o dalla Spagnola mentre serviva la patria durante il primo grande conflitto mondiale. Quello che non fecero le armi nemiche, lo fece la pandemia. Era stato richiamato a servire la patria nel 1915, all’età di 39 anni. Era nato a Vezzano il 25 maggio 1876, era sposato e aveva quattro figli. La moglie Domenica Franceschi era in attesa del quinto.


RICHIAMATO A 39 ANNI

Era arruolato nel nono reggimento artiglieria di Fortezza e aveva già servito la patria come soldato di leva alla fine dell’800, ma per carenza di soldati – al fronte in tanti morivano e molti erano feriti o fatti prigionieri dall’esercito austroungarico – nel 1915 fu dichiarata la mobilitazione generale e il conseguente richiamo fino ai nati del 1874. Poi le sorti del conflitto cambiarono a favore dell’Italia e, mentre il mondo si preparava a festeggiare la fine del conflitto e l’Italia, dopo la disfatta di Caporetto, la vittoria contro il nemico austriaco, nel luglio del 1918 una terribile pandemia colpì l’Europa e anche l’Italia.

Questa pandemia sconvolse più della guerra, e nelle retrovie dove erano presenti gli ospedali il morbo si espanse e colpì anche tanti civili. Fu la guerra a diffondere maggiormente il virus, anche perché nell’ultimo periodo il conflitto era diventato una guerra di posizione: migliaia e migliaia di soldati venivano ammassati sui vari fronti, nelle tricee anguste e in condizioni igieniche terribili che favorivano il contagio. In tutto il mondo morirono più di venti milioni di persone; in Italia i morti furono da 400mila a 650mila, e i contagiati oltre i 4,5 milioni. Al fronte si arrivò anche a punte 3.000 nuovi casi al giorno.

Il governo aveva imposto una severa censura al riguardo; il popolo non doveva demoralizzarsi. Era stato addirittura proibito il rintocco funebre delle campane, così come erano stati proibiti gli annunci funebri, i cortei e i funerali stessi. Il popolo non doveva sapere.

Purtroppo fra i tantissimi morti ci fu anche Germano Bertolani. La malattia fulminea lo portò alla morte, che avvenne dopo un ricovero in uno degli ospedali da campo di Mantova il 27 agosto del 1918. Per la precisione dei dati, abbiamo richiesto e ricevuto dallo Stato civile di Mantova il certificato di morte di Bertolani, che fra le altre cose riporta: «Il direttore dello SpedaleMilitare ha dichiarato che ieri 27 agosto del 1918 è morto nella casa in via Chiassi il soldato (già contadino) Germano Bertolani di anni 42, di Raimondo e Moretti Albina e marito di Franceschi Domenica, nato e residente a Vezzano sul Crostolo. Firmato Luigi Nicolini segretario generale».

CINQUE FIGLI

Per la famiglia, la notizia della morte fu una tragedia. A casa c’erano la moglie Domenica Franceschi in attesa del quinto figlio e gli altri quattro: Raimondo, Giuseppe, Emilio e Antonia.

Nell’aprile del 1919 nacque una femmina alla quale fu imposto il nome del padre, Germana. Crebbe senza avere conosciuto il padre. La madre Domenica, vedova, dovette dedicarsi da sola alla crescita dei cinque figli.

Il soldato Germano fu sepolto in un cimitero del Mantovano e, in seguito, i suoi resti furono trasferiti nel sacrario militare di Mantova, dove vi sono lapidi-ossari a muro, ognuna recante nome e cognome e grado del soldato (in pochissimi casi c’è la foto).

Gli anni passarono, i figli orfani crebbero e si sposarono. Il ricordo del padre era sempre presente. Cercarono anche di fare tornare le ossa del genitore per poterle tumulare nel cimitero di Vezzano, ma le ristrettezze economiche del periodo e la burocrazia scoraggiarono il loro desiderio. Ma quando seppero dove era sepolto, cominciarono le visite a Mantova, al sacrario del cimitero monumentale.

Germana, che si sposò con Guido Bedini ed ebbe cinque figli, soleva dire loro: «Quando non ci sarò più io, chissà se qualcuno andrà a far visita a mio padre». I figli la rincuoravano promettendo che sarebbero andati a portare un fiore al nonno, e così fu. Ogni tanto vanno, ma non solo loro: anche altri parenti si recano nel sacrario, e anche amici del figlio Emilio.

Il grande sacrario dedicato ai caduti della Prima Guerra Mondiale, oltre a Germano Bertolani, custodisce i resti di 1.054 soldati di ogni ordine e grado morti nella zona di Mantova.

© RIPRODUZIONE RISERVATA