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«I nostri prodotti sulle tavole di tutto il mondo: un valore unico»

Il punto della situazione dell’assessore regionale Mammi: «Tra le prime 10 Dop italiane, 4 sono dell’Emilia Romagna»

REGGIO EMILIA. I settori dell’agricoltura e dell’agroalimentare in Emilia-Romagna nell’anno della pandemia hanno saputo tenere, continuando a portare il cibo sulle nostre tavole e non si sono mai fermati. La produzione agricola dell’Emilia-Romagna si attesta a 4,5 miliardi di euro, segnando un +8%: le nostre imprese agricole hanno continuato a mettere prodotti sul mercato, e la qualità delle eccellenze regionali ha fatto la differenza. E anche nella nostra provincia i dati sono buoni. Abbiamo chiesto all’assessore all’Agricoltura Alessio Mammi di farci il punto della situazione.

Assessore Mammi, un grande successo per le Dop e Igp del territorio, anche per quelle reggiane.


«Tra le prime dieci Dop di tutto il Paese per volume produttivo, quattro sono dell’Emilia-Romagna: Parmigiano Reggiano, Aceto Balsamico Tradizionale, Prosciutto di Parma, Mortadella di Bologna. Il Parmigiano Reggiano vale 1,5 miliardi di euro alla produzione, ne vale 383 milioni la produzione l’aceto balsamico di Modena e 721 milioni il Prosciutto di Parma. Sull’intero territorio regionale abbiamo più di 6mila imprese agroalimentari che aderiscono a una delle 44 filiere Dop e Igp. Un dato di adesione che negli ultimi 10 anni è sempre stato in crescita. Siamo una Regione che continua a puntare fortemente nella qualità produttiva, è una nostra competenza distintiva. Stiamo spingendo sulla promozione dei nostri prodotti in tutto il mondo, un valore unico e inimitabile, che sa raccontare una storia di gusto, tradizioni e innovazione».

Anche i nostri vini stanno ottenendo ottimi risultati: di quali cifre parliamo?

«L’Emilia-Romagna è la terza regione italiana per produzione vinicola con 6,7 milioni di ettolitri, dopo Veneto capofila con quasi 11 milioni di ettolitri e Puglia (8,5). La top ten dei vitigni coltivati in regione vede l’incremento continuo dell’Ancellotta, cresciuta anche nell’ultimo anno (+ 283 ettari), oggi al terzo posto assieme al Lambrusco Salamino di Santa Croce tra i vitigni più coltivati in regione. Reggio Emilia è una delle province che vede una crescita importante di superficie vitata, con un più 125 ettari. In provincia ci sono poco meno di 2.500 imprese viticole, distribuite su 8mila e 300 ettari. Stiamo cercando di supportare al meglio questo incremento così come gli ammodernamenti dei vigneti. Quest’anno abbiamo erogato al vitivinicolo in provincia circa 3,5 milioni di euro. La qualità del nostro vino è sempre più consolidata, così come sono buoni i dati di esportazione».

Inizia un nuovo anno ed è tempo di bilanci. Come sta l’agricoltura reggiana?

«Credo si possa dire a ragione che l’agricoltura della provincia di Reggio Emilia goda di buona salute: si tratta di un settore importante e strategico per il territorio regionale. L’annata agraria 2021 ha dato buoni risultati, sia per quanto riguarda la produzione di Parmigiano Reggiano sia per il comparto vitivinicolo. Stiamo supportando con forza anche l’attività agricola nel territorio d’Appennino, un’eccellenza che vogliamo mantenere e promuovere. La vocazione regionale all’export anche in ambito agroalimentare ha accelerato la commercializzazione con buoni risultati per il territorio».

Qual è stato il supporto dei fondi regionali al comparto agricolo della nostra provincia?

«Durante l’annata agraria che sta volgendo al termine, sono arrivati a Reggio Emilia 59 milioni di euro, a favore di 4.818 beneficiari. Sono stati 23 i milioni di euro erogati tramite il Programma di Sviluppo Rurale e hanno riguardato nello specifico finanziamenti per attività di supporto all’agricoltura biologica e alla produzione integrata (3,3 milioni), investimenti per le imprese agricole condotte da giovani (2,8 milioni), pagamenti compensativi per l’agricoltura in territorio montano (1,8 milioni di euro): un’attività che non ha solo riscontro economico ma indubbi vantaggi sociali e di contrasto allo spopolamento. Un milione di euro è andato in investimenti per le strutture e i servizi pubblici del territorio e 1,8 milioni di euro sono stati impiegati per il miglioramento ambientale delle aziende e il contrasto alle dispersioni di ammoniaca generata dalle deiezioni degli animali. Poi sono state finanziate molte altre misure con valori minori».

Che valore ha la Politica Agricola Comunitaria sul nostro territorio e quali saranno le principali novità?

«Nel 2021 la domanda unica a Reggio Emilia ha pagato 31 milioni di euro, di cui 12,5 milioni sono andati al sostegno del comparto zootecnico del nostro territorio: si tratta di una cifra davvero significativa. La nuova Pac che entrerà in vigore nel 2023 riserva importanti fondi all’agricoltura, così come il Pnrr (Piano nazionale di rilancio e resilienza). Avremo a disposizione molte risorse; lo sforzo dovrà essere quello di spenderle bene per stimolare interventi sul territorio, utili alle imprese e all’innovazione. È chiaro che le istituzioni europee dovranno sforzarsi per tenere insieme sostenibilità economica, ambientale e sociale. Solo attraverso la messa in equilibrio di questi tre aspetti si creano le condizioni per garantire il giusto reddito agli agricoltori – conclude Mammi – e preservare al contempo il futuro del pianeta».

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