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Gioele ha regalato il miglior inizio anno alla sua giovane mamma

Tra mezzanotte e le nove quattro nascite al Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. Culle vuote nei due ospedali provinciali di Scandiano e Montecchio 

REGGIO EMILIA. Si chiama Gioele e ha emesso il suo primo vagito alle 8.58 di ieri, primo gennaio. Non si tratta del primo nato poiché Gioele è arrivato quarto. A precederlo, nella classifica della nottata movimentata del reparto di ostetricia e ginecologia del’ospedale Santa Maria Nuova (diretto dal dottor Lorenzo Aguzzoli) altri tre piccoli, il primo dei quali venuto alla luce poco dopo la mezzanotte: i loro genitori (due coppie straniere e un’italiana) non hanno però voluto comparire. Non si è registrata nessuna nascita negli ospedali di Scandiano e Montecchio.

Gioele Muharemi ha regalato il miglior inizio anno possibile alla giovane mamma Xhesika Kezi, di 26 anni, e al papà, un trentenne, entrambi di origini albanesi. Si può immaginare la gioia della coppia, al suo primo figlio. Il parto si è svolto senza problemi e Gioele, affidato alle mani sapienti delle ostetriche, è parso subito in ottima salute: un bimbo robusto (dal peso di tre chili e 700 grammi) e ben sviluppato, con i suoi 53 centimetri di lunghezza. La mamma ha posato radiosa con il neonato in braccio e ieri ha ricevuto la visita dei familiari, che si sono congratulati con lei e hanno portato dei presenti al nuovo arrivato.


Ai quattro parti avvenuti nelle prime nove ore di Capodanno all’ospedale cittadino – che prosegue nella politica di accentramento delle nascite – hanno fatto da contraltare l’assenza di neonati nei due punti nascita rimasti in provincia.

«Nulla purtroppo, quest’anno non abbiamo vinto», hanno riferito dal reparto di ostetricia e ginecologia di Montecchio, che in passato ha surclassato il capoluogo. È il segnale che anche nella nostra provincia le culle sono sempre più vuote: un altro effetto del Covid – documentato dalle statistiche sull’andamento della popolazione negli ultimi due anni segnati dall’emergenza sanitaria – e dell’incertezza dei tempi odierni, che scoraggia le coppie dal fare progetti impegnativi e a lungo termine, come quello di formare una famiglia. Un dato che si accompagna, per il Reggiano, alla conferma che a fare figli sono soprattutto gli immigrati.

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