La riqualificazione di Borgo Mazzini spezza la maggioranza

Il provvedimento urbanistico passa coi voti dell’opposizione Astenuti 4 consiglieri. Il Pd: «Hanno sfiduciato la giunta»

CASALGRANDE. «La maggioranza di Casalgrande ha sfiduciato sindaco e giunta». A sostenerlo è il gruppo di opposizione Pd del paese ceramico, che interviene dopo l’ultima seduta del 2021 del consiglio comunale, svoltasi il 29 dicembre.

Una sessione densa, che conteneva diversi argomenti delicati, soprattutto dal punto di vista urbanistico, fra cui la riqualificazione del centralissimo Borgo Manzini. Due punti dell’ordine del giorno sono stati approvati grazie ai voti delle opposizioni, visto che quattro consiglieri della maggioranza civica “Noi per Casalgrande” si sono astenuti, e fra loro anche il capogruppo Luciano Ferrari, raccontano i consiglieri Pd Paolo Debbi (anche segretario del circolo comunale) e Matteo Balestrazzi, capogruppo della formazione di minoranza. Per loro, quello andato in scena il 29 dicembre è «un chiaro atto di sfiducia del gruppo di maggioranza “Noi per Casalgrande” verso il sindaco e la giunta del nostro Comune».


E spiegano: «Un atto di trasformazione urbanistica importante, strategico come il piano di riqualificazione del Borgo Manzini in centro a Casalgrande, che passa solo grazie al voto a favore dell’opposizione, che si dimostra non solo responsabile, ma attenta all’interesse collettivo e non al particolare». Si parla di un luogo delicato: «Quello di Borgo Manzini è un processo di confronto che va avanti da anni tra amministrazioni e proprietà, un tassello importante di riqualificazione di un borgo centrale posizionato su via Aldo Moro, una cerniera tra i luoghi come il Teatro De André in Piazza Ruffilli e le attività di via Moro», si sottolinea. Per questo, continuano Debbi e Balestrazzi, il Pd ha dato voto favorevole, mentre quattro consiglieri di maggioranza hanno preferito non esprimersi. «Non poteva che essere favorevole il nostro voto proprio per queste ragioni, a prescindere da posizioni di comodo, ma come detto nell’interesse del nostro Comune – chiariscano –. Questo è il nostro modo di fare opposizione, troppe volte tacciati di essere mossi dal rancore e dalla mera polemica politica; speriamo che dopo questo voto si comprenda bene la nostra azione». Rimane però il nodo della maggioranza “divisa”: «Sarebbe opportuno una verifica di maggioranza, perché il voto di astensione andato in scena per ben due volte su due delibere urbanistiche da parte di quattro consiglieri di maggioranza, tra i quali il capogruppo Ferrari, non può essere derubricato a incidente di percorso, ma segnala un tema politico di posizioni diverse nella maggioranza sull’idea di sviluppo futuro», è l’attacco di Balestrazzi e Debbi. «Un tema non nuovo tra l’altro, se ricordiamo che dopo il primo anno la maggioranza aveva cambiato ben tre assessori». L’assetto in Consiglio è mutato dal 2019, con l’ingresso in giunta di due consiglieri e l’arrivo dei primi dei non eletti.

Adriano Arati

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