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Covid, l'ultimo dell'anno dei ristoranti: «Tante disdette ma siamo aperti, vi aspettiamo con il sorriso»

Il carrello dei bolliti del Ristorante Canossa

I ristoratori reggiani alle prese con un San Silvestro amaro: «I clienti sono pochi, ma l’anno scorso eravamo chiusi...»

REGGIO EMILIA. Aperti, nonostante tutto. E pronti ad accogliere con il sorriso – anche se provato – i clienti che varcheranno la porta d’ingresso dei loro locali.

L’esercito dei ristoratori reggiani è pronto all’ennesima battaglia, quella che stasera li vedrà lottare nuovamente contro il Covid e tutto ciò che di spiacevole la pandemia ha portato con sé.


Perché se è vero che quest’anno i locali non sono chiusi, non si può certo pensare che siano “aperti” nel senso che si intendeva prima della pandemia. E voglia di festeggiare, in giro, ce n’è poca...

Ci sono ristoranti che hanno deciso di tenere addirittura chiuso e altri che hanno optato per tenere aperto ma senza la formula del cenone.

«Noi abbiamo preparato un cenone estremamente particolare, di carne e pesce, con due antipasti, due primi, due secondi e dessert, su cui abbiamo iniziato a lavorare una settimana fa – racconta invece Marco Davoli del Ristorante Il Pozzo – ma purtroppo negli ultimi giorni stanno arrivando disdette in continuazione».

Con l’aumento dei contagi e dei ricoveri, in molte persone è nato un certo timore a dividere il tavolo con amici o parenti non stretti, quelli cioè che non appartengono alla cosiddetta “bolla”, e così tanti si sono tirati indietro. Altri, purtroppo, sono risultati positivi o contatti di positivi, e dunque sono in quarantena. «Arrivati a questo punto non resta che incrociare le dita e sperare che non arrivino altre telefonate di rinuncia – commenta Davoli – anche perché i miei ragazzi si stanno dando davvero un gran da fare in cucina: giovedì hanno fatto i bottoni al capriolo, ieri hanno assemblato le lasagne di pesce, oggi si occuperanno dei dolci, che poi rifiniranno all’ultimo minuto». Di grandi tavolate non ce ne sono, quelle da dieci si contano sulla punta delle dita. «Non sono più gli anni da 108-110 coperti – dice Davoli – abbiamo calato di molto il numero e gli unici tavoli numerosi sono di clienti che hanno circa 30 anni. La gente più matura è un po’ più guardinga. Non possiamo fare altro che sperare che vada tutto bene e che le persone siano felici, una serata così è fatta per festeggiare la fine di questo terribile anno, nella speranza che il prossimo sia un po’ più generoso. L’anno scorso d’altra parte eravamo chiusi, almeno oggi siamo aperti...».

Anche Giulio Bacicchi del Caffè Arti e Mestieri pensa che ci si debba accontentare: «La situazione è questa, cosa possiamo farci? Noi abbiamo inaugurato la nostra gestione un mese fa e questa sera festeggeremo con un cenone a base di pesce (a eccezion fatta per il cotechino, che non deve mancare mai a San Silvestro) e musica in sottofondo, grazie alla presenza di un dj, in modo che non ci sia solo cibo. Abbiamo ricevuto parecchie prenotazioni, poi parecchie disdette, alla fine siamo riusciti a rimpiazzare chi ha rinunciato e va bene così. Non sarà una serata pienissima, abbiamo due-tre tavolate da 6-8 persone, molte coppie, ma non ci lamentiamo. All’ingresso metteremo a disposizione tamponi rapidi gratuiti, chi vorrà potrà farseli prima di sedersi a tavola».

Le disdette hanno rovinato i sogni di molti ristoratori, che con le feste natalizie speravano di poter tornare alla “normalità”. «Le telefonate di annullamento prenotazione sono arrivate nell’ultima settimana – spiegano dal Ristorante 61.1 di via San Martino – quando già stavamo lavorando al cenone. L’anno scorso di questi tempi eravamo chiusi (i locali e i ristoranti avevano chiuso dal 24 dicembre al 6 gennaio, ndr), ma non si può dire che quest’anno non lo siamo lo stesso... c’è molto sconforto, molto, non sarà una festa per noi. Ma nonostante tutto restiamo aperti, per i clienti che hanno confermato la prenotazione e per tutti quelli che, speriamo, varcheranno la nostra soglia. Ci siamo, sempre».

Il Ristorante Canossa di via Roma, che da cinquant’anni accoglie gli amanti della cucina tradizionale reggiana deliziando ogni palato, stasera sarà chiuso. Ma non per la situazione pandemica: «Da qualche tempo abbiamo deciso di non tenere più aperto il 31 dicembre – spiega Silvio Calò – perché era diventato molto pesante fare il cenone di San Silvestro e il pranzo di Capodanno. Ci concentriamo sul pranzo del 1° gennaio, per iniziare bene – almeno si spera – il nuovo anno. Tra prenotazioni, disdette e persone che sono in forse ci vorrebbe qualcuno dedicato a rispondere al telefono, ma l’anno scorso eravamo chiusi, quindi... andiamo avanti. Lo facciamo da cinquant’anni».

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